Poco, pochissimo, praticamente niente

Mi stavo per perdere questa appetitosissima querelle fra Blog(0) – che si è guadagnato da oggi un fedele lettore – e una multinazionale da milioni e milioni di cosi di fatturato annuo. La querelle ha a che fare con l’omeopatia. Ora voi vi state già chiedendo che c’entra Geova con l’omeopatia. Allora, qui non stiamo a fare studi scientifici e statistici, l’abbiamo detto. Però moltissimi testimoni di Geova che io conosco – è questo, invece, che faccio, racconto quello che ho visto – usano l’omeopatia. Ora, studi scientifici in quantità hanno stabilito che non c’è dimostrazione dell’efficacia della cura con l’omeopatia. Chi la usa dice che funziona, e in effetti io credo molto all’effetto placebo – sì, anche sui bambini e sugli animali, per una sorta di proprietà transitiva, che se ci pensate non è meno incredibile dell’efficacia di acqua con acqua qual è il rimedio omeopatico. Invece credo moltissimo nei fiori di Bach, soprattutto per alleviare l’ansia. Solo se assunti in dosi massicce, però [questa la capiscono solo quelli che sanno che i fiori di Bach sono basati non sull’acqua ma sul brandy].

In tutto ciò e leggendo qualche cosa in merito a questa questione mi sono accorto del fatto che in effetti l’omeopatia è molto simile a una religione settaria e secondo me – attenzione, quello che segue è un dato non scientifico, ma un parere personale basato sull’osservazione – la setta predispone all’omeopatia. Ovvero la setta predispone a un’altra setta. Solo che due religioni non possono convivere, invece una religione e una filosofia di cura, sì.

Le somiglianze:

– la staticità: l’omeopatia non ha ricerca, si basa su rimedi dati per assunti e immutabili nel tempo;
– la complicità: non ho mai sentito due dire: “ma dai, anche tu usi l’acido acetilsalicilico per curare i sintomi del raffreddore? parliamo di come ci fa bene”, invece con l’omeopatia succede spesso;
– la difesa: provate a dire a un utente dell’omeopatia che l’omeopatia è una bufala. Se è una multinazionale vi querela, se è una persona la difenderà a spada tratta. Al solito con l’acido acetilsalicilico non funziona;
– la differenza dal resto del mondo: è riassunta benissimo da questo utente omeopatico in commento a un post che attacca Blog(0):

Sempre lo stesso errore già in partenza:

Si prendono mille persone malate della stessa malattia …

non esistono due persone con la stessa malattia, sono semmai solo simili. La malattia è individuale e l’omeopatia non cerca di curare “la malattia” ma la persona, l’individuo.

Qualcosa di meglio sarebbe prendere ventimila persone che usano l’omeopatia e altri ventimila che non la usano e confrontare i dati sulla salute, allergie ecc. Sarà difficile anche lì perché chi usa l’omeopatia spesso si nutre diversamente, si vaccina meno ecc.

(tutta la conversazione qui)

Insomma, essere settari è uno stato mentale.

Posted by Emidio Picariello on August 19th, 2011 | Filed in varie ed eventuali | 4 Comments »


4 Responses to “Poco, pochissimo, praticamente niente”

  1. ste Says:

    Non ho “attaccato” Blog(0) – mi sembra è più lui che vuole fare una guerra santa e infatti se l’ha trovata, la guerra.

    Ho solo fatto notare che se tu usi foto di un qualsiasi marchio brevettato commerciale sei nel torto giuridico e infatti lui ha anche subito tolto l’illegale.

    Come si è comportata l’azienda è purtroppo frequente, non vanno mica mai per il sottile e spesso si trova anche un giudice che butta giù un sito intero per un solo commento querelato.

  2. Stefano Says:

    “essere settari è uno stato mentale.”

    Asserzione puntuale da parte del Nostro Blogger di specie che ha aperto un topic piuttosto spinoso: il business dell’omeopatia.

    Siccome, testardamente, non siamo mai appagati dal solo aspetto esteriore delle cose potremmo aggiungere: questo “stato mentale” da cosa è originato?

    Forse un denominatore comune può essere riscontrato nel ripudio irrazionale dei rapporti sociali esistenti. Specie quando questi bastonano la realtà esistenziale effettiva degli individui.
    Ma invece di cercare la causa materiale delle contraddizioni derivanti dai rapporti sociali (rapporti economici, politici, giuridici, modelli coercitivi di società funzionali a determinati poteri forti che si arricchiscono mediante sfruttamento economico legalizzato) si va a de-umanizzare la realtà sociale concreta: ci si rifugia nella taumaturgia soprannaturale. Ancorché immaginata in termini imprecisi ma appagante sul piano emotivo.

    Così si innalza la bandiera di lotta della “realtà dello spirito”. Di cui, obiettivamente, non ho mai visto una presentazione suffragata da riscontri empirici, oggettivi, e inequivocabili. Se non la proposta di affiliazione a “percorsi” di “verità” che si traducono in affiliazioni a gruppi (con richieste contributive) e abbonamenti/acquisti di rivistine che sputtanano tutto cio che non è gradito a chi le produce, senza alcuna preoccupazione epistemologica: se ci dai ragione stai “progredendo”, in caso contrario sei corrotto o cattivo.
    Eppure i suoi portabandiera la descrivono come “realtà”! e allora, se è realtà, non dovrebbe essere difficile presentare riscontri oggettivi, tangibili a tutti.
    Invece questa “realtà”, finora, empiricamente, l’ho sempre dedotta dai comportamenti effettivi dei suoi ideologi: la stigmatizzazione (ma meglio dire negazionismo) di ogni confronto basato su riscontri empirici e logici, ancorchè instradati su binari epistemologici, cioè scientifici.
    Sembra essere proprio questo negazionismo l’identificazione concreta dello “stato mentale settario”, con sempre pronta la spada della “libertà religiosa” (o “spirituale”) e della “discriminazione” come arma di reclamo del diritto alla libertà di movimento.

    Ma poi, gli alleati operativi e sanitari che questi portabandiera spirituali invocano come modelli di serietà e di taumaturgia, sono veramente alternativi ai rapporti sociali esistenti?

    Vediamo l’esempio di specie. Boiron. Multinazionale riconosciuta anche dalla stampa internazionale…già. Dunque, colosso capitalistico che si nutre di profitto. E dove sta l’alternatività? Più in generale. Costi di produzione per un’impresa operante nel settore omeopatico. Fattori a veloce ciclo di utilizzo: ettolitri di acqua, api da conservare sotto alcol (poi da immergere in acqua), piante, fiori, niente composti chimici per principi attivi. Spese di ricerca, praticamente a zero (se non servono i principi attivi). Fattori a ripetuta fecondità: impianti e macchinari ridotti a bassissima usura tecnica vista l’estrema semplicità delle lavorazioni.
    Morale: si estrae profitto dal valore aggiunto prodotto dalla forza-lavoro (come in tutte le imprese capitalistiche) e dall’enorme differenza tra costi di produzione (molto bassi come visto sopra in sintesi) e il prezzo di vendita al pubblico (non proprio regalato…). Senza contare il potere politico-economico che acquista una multinazionale (grazie anche a sostegni politici).

    Quesito conclusivo: dove sta l’alternativa rispetto i rapporti sociali esistenti? A me, modestamente (ma posso sbagliare s’intende…) sembra soltanto l’ennesima branca produttiva del mercato capitalistico. L’importante che ci sia qualcuno che compra, anche se con la motivazione di vivere la “realtà dello spirito”…del resto ognuno ha una sua motivazione per fare – o non fare – una cosa.

  3. luma Says:

    mah, la filosofia “vivi e lascia vivere” non è sempre giusta o applicabile ma in questo caso direi di sì. l’omeopatia, almeno per ora non ha nulla a che fare col business dell’industria farmaceutica e da quel che so non pratica vivisezione per sperimentare i nuovi “miracolosi” farmaci… quindi mi è già simpatica. che poi la pratichino testimoni di geova, ebrei o buddhisti, mi sembra secondario.

  4. Stefano Says:

    “almeno per ora non ha nulla a che fare col business dell’industria farmaceutica”

    …diciamo che ha che fare con il business dell’industria dell’…omeopatia. Business che crea già potenti multinazionali. Spesso protette da governi specie nelle politiche di intervento nei paesi neocoloniali anche perchè promoters dei prodotti omeopatici – “alternativi” alla “medicina ufficiale” possono essere funzionari d’ambasciata che, visto che ci sono, possono strappare pure qualche bel contrattino di fornitura dai governi locali…Non diverso dall’industria farmaceutica “ufficiale”.

    In ogni caso, a beneficio di tutti, vi sono delle letture molto interessanti che entrano nell’aspetto tecnico:
    “L’Omeopatia nella Teoria e nella Pratica Odierna”
    http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=273173

    “Omeopatia: farmaci senza molecole”
    source: http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100040

    “Omeopatia: facciamo il punto”
    http://www.queryonline.it/2011/02/07/omeopatia-facciamo-il-punto/

    Inoltre, vi sono già autentici potentati dei piazzisti dei produttori omeopatici che con tanto di finanziamenti aziendali (e governativi talvolta, come ho riportato sopra) organizzano vere e proprie missioni di conversione all’omeopatia, come alternativa ai vaccini nei paesi ad alto rischio epidemiologico.
    E la “finezza” tattica dell’imbonitura – praticata soprattutto verso i bambini – è davvero notevole:

    “Locali puliti, arieggiati, niente strumenti complicati e minacciosi, niente corsie dall’odore acre, niente ricoveri. Posti allegri, con i giocattoli, una piccola foresteria per ospitare chi è venuto da lontano e riparte l’indomani. Ce ne sono in Bolivia, Sri Lanka, India, ex-Jugoslavia, Africa subsahariana…. Eppure sorrideva, come la giovane dottoressa tanto carina, e gli avete dato la medicina nuova. Non quella di un’agenzia dell’Onu o di Medici senza frontiere, vecchia, mandata in Africa perché i ricchi non la usano più. Con i vostri occhi, sui muri dell’ambulatorio avete visto grandi foto a colori, vetrine di farmacie a New York, Berlino, Londra, tutte omeopatiche.”

    L’articolo completo, scritto da Sylvie Coyaud e intitolato “Caramelle”, di cui sopra riporto un estratto, e leggibile al link di Oggiscienza: oggiscienza.wordpress.com/2011/02/07/caramelle/.

    Sulla pubblicità di acqua e zucchero contro malaria, dengue, e altre malattie simili, ecco la campagna del Blu Turtle Group: http://www.blueturtlegroup.com

    Poi è vero che ognuno è libero di somministrarsi quello che vuole, purchè non danneggi terze persone. Ma è pur vero che se prendo un prodotto a base di acqua e zucchero che mi vien detto che mi guarisce dal dengue o dalla malaria…beh, la cosa assume altra veste.
    Anche qui, è un discorso di dis-alienazione. Cio che deve cambiare non è il prodotto, ma COME si produce e PER COSA si produce. Finchè domina la proprietà economica capitalistica si produrrà sempre e solo per profitto privato, i bisogni sociali sono solo occasione di business. Le nostre vite valgono di più dei profitti di lor signori. Che siano Bayer o Boiron. People before profits!

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