Il boccaglio

Riemergo dall’acqua del mare solo per segnalarvi questa notizia perché è una cosa di cui avevamo parlato. Dove è il confine fra libera scelta e scelta obbligata dalla religione? Questo è un caso da manuale perché ci troviamo di fronte a due scelte completamente differenti fra loro, anche se insieme. Prima la donna in questione ha rifiutato il sangue, adducendo motivi religiosi. Poi, successivamente, ha rifiutato cure che prolungano una vita senza speranza di durare.
Non è la stessa cosa, e non sono gli stessi motivi a spingere. Se ha rifiutato il sangue per una sua decisione, la scelta è comunque rispettabile. Ma se la decisione di non prendere il sangue è legata alla pressione sociale costituita dallo spettro della disassociazione, allora è un altro paio di maniche. La decisione di non farsi curare quando non ha speranza di vita invece è una decisione del tutto personale, sulla quale la religione non ha influenza. Ma nel caso del sangue allora, come si distingue ciò che è coercizione da ciò che è scelta personale? L’unico modo per saperlo e se non fosse prevista nessuna sanzione per chi prende il sangue. Nessuna, di nessun tipo. In quel caso davvero la scelta sarebbe libera. Sarei curioso allora – tolta la punizione – quale sarebbe la condotta dei testimoni di Geova in caso di bisogno di sangue per salvare la vita.

Posted by Emidio Picariello on August 6th, 2011 | Filed in credenze, varie ed eventuali | 3 Comments »


3 Responses to “Il boccaglio”

  1. Alessandro Says:

    la cosa divertente è che la notizia da te postata è stata rimossa (pagina non trovata è la risposta del sito “il fatto quotidiano”)…che non sia un altro caso di censura? avrei voluto leggerla per farmi un’idea e rispondere al post…se riesci a trovare un nuovo link ti sarei molto grato 🙂

  2. Stefano Says:

    “Non voglio che la mia vita venga prolungata se i medici sono ragionevolmente certi che le mie condizioni sono senza speranza”

    Questo, pare, avrebbe determinato la donna in questione. Presumo che il Nostro Blogger di specie si riferisca al caso di Treviso che è finito sulle cronache nazionali, seppur la cosa risalga ad un fatto di inizio anno.

    Se n’è occupata anche l’Uaar: http://www.uaar.it/news/2011/08/03/treviso-giudice-autorizza-stop-farmaci-salvavita/.

    Tanto più che la tematica in questione riguarda direttamente il DDL Calabrò (autentica mazzata al diritto di autodeterminazione in materia di direttive di fine vita) che sta per essere discusso al Senato. Se questo dovesse diventar legge la sentenza sarebbe illegale.

    Ma vediamo di puntualizzare i temi sollevati dal Mr. Emidio.
    Quello con il quale abbiamo a che fare in questo caso di specie, almeno stando alle notizie riportate dalla stampa, non mette in luce la diversità tra autoderminazione nei confronti di terapie salva-vita (che possono ripristinare lo stato clinico ideale del paziente) da quella riguardante le terapie per il mantenimento-in-vita (che non possono ripristinare il normale funzionamento della fisiologia del paziente).
    Gli articoli di stampa che hanno trattato di questo caso non sono stati molto precisi: terrore di dispiacere all’imperatore di San Pietro tirando in ballo la tematica del biotestamento diventata tabù in Parlamento?
    Essi hanno confuso le due tipologie terapeutiche. A parte il fatto che la signora in questione non è entrata in uno stato di incapacità di intendere e volere al fine di rifiutare l’emotrasfusione.
    Che c’entra dunque il casino sulle direttive di fine vita? A meno che, le emotrasfusioni non fossero – per lo stato clinico della signora – puri palliativi per ritardarne il decesso comunque inevitabile causa la patologia di cui è affetta.

    Le pressioni delle burocrazie confessionali, in casi come questo, sono presenti in entrambe le direzioni: quella della repressione dottrinaria e giuridica di qualsiasi atto afferente le disposizioni di fine vita (Chiesa Cattolica) e quella dell’utilizzo – a mò di cavallo di Troia – dell’istituto dell’amministrazione di sostegno come garanzia di uniformazione dell’affiliato ai dettami sul rifiuto delle emotrasfusioni (Testimoni di Geova).
    Dunque, le pressioni confessionali, con relative specificità, di cui parla Mr. Emidio, sono presenti in entrambe i casi. Del resto, se la credenza religiosa, informata dai “delegatari di Dio” è la condizione suprema della formazione della coscienza personale del credente, come potrebbe essere altrimenti?

    Un’osservazione aggiuntiva. A proposito dell’utilizzo dell’istituto dell’amministrazione di sostegno. Ho saputo che nei casi in cui il Tdg sia coniugato con un non-Tdg, certi “anziani di congregazione”, su indicazione della Congregazione centrale, fanno designare il proprio nominativo come futuro amministratore di sostegno nell’eventualità che l’affiliato si trovi in condizione di incoscienza e quindi inabilitato a rifiutare l’emotrasfusione. Ce la immaginiamo la scena di questo “anziano” che compare davanti al coniuge del Tdg incosciente e sotto i ferri e dice: “Salve. Da questo momento decido io cosa suo/a marito/moglie necessita. Lei da adesso è esautorato. Se ne può andare.”
    Chissà la reazione di questo coniuge…..oltre a fracassare il muso dell’”anziano”, chiederà anche la separazione legale?…..
    Ecco, forse, su questo utilizzo (diciamo un po’ “sbarazzino”) dell’amministrazione di sostegno in campo religioso si potrebbe aprire un dibattimento. Magari con le testimonianze dirette di chi ci è passato. In campo cattolico un buon esempio potrebbe esser dato dai lasciti testamentari dei ricoverati presso strutture per anziani, che talvolta designano come amministratori di sostegno – in assenza di parenti prossimi – coloro che portano conforto spirituale. Specie quando tali strutture sono nel giro diocesano.
    Anche perché la domanda fondamentale è sempre questa: chi è affiliato ad una confessione, ancorchè conduca vita secolare, sotto quale regime giuridico effettivamente si trova? Quello dello Stato o quello della confessione che, per le burocrazie confessionali, deve essere anteposto al primo anche quando è occultato al pubblico, inclusi i familiari non correligionari?

  3. dtm Says:

    non c’è nessuna censura, è che il link è sbagliato (c’è un errore nel codice).
    il link giusto è questo:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/03/fine-vita-il-caso-cho-di-treviso-il-giudice-concede-sospensione-delle-cure/

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