Salvare la vita col sangue

Facendo un po’ di presentazioni in giro per il mondo (o la Toscana) mi sono trovato a sostenere una posizione in merito alle trasfusioni di sangue e la scelta di non assumerle da parte dei testimoni di Geova che ha bisogno di una ulteriore riflessione.

Sgomberiamo il campo da un equivoco: impedire ai propri figli minorenni di prendere il sangue è criminale e i Testimoni di Geova devono essere messi in condizioni di non poterlo fare. Su questo non transigo: le idee dei padri non possono costare la vita ai figli.

Poi c’è la questione degli adulti che è più delicata: io non accetterei cure mediche volte a ritardare la mia morte se fossi ridotto a un vegetale. Non voglio che qualcuno possa imporre idratazione e alimentazione al mio corpo privo di speranza. Sono per la libera determinazione. Quindi dovrei essere d’accordo con il consentire ai testimoni di rifiutate per sé le trasfusioni. C’è un “però”: se un testimone accetta le trasfusioni viene disassociato e subisce l’ostracismo dalla sua stessa famiglia. Questo mi pare che ponga un problema non da poco: la mia libera scelta di rifiutare l’alimentazione forzata vale quanto la libera scelta di un testimone di non prendere il sangue? O la pressione sociale sbilancia questa equazione?

Posted by Emidio Picariello on April 15th, 2011 | Filed in credenze, libro, varie ed eventuali | 9 Comments »


9 Responses to “Salvare la vita col sangue”

  1. cacioman Says:

    Scusa ma sono ignorante in materia, ma si può imporre (ad un paziente cosciente) una trasfusione di sangue?

    Certo il problema è sempre culturale (chi più chi meno è figlio/vittima degli ostracismi più o meno forti del proprio gruppo) e va affrontato sul piano culturale e del rispetto;;anche perché combatterlo con le leggi (come dimostra la questione del velo in Francia) lavora in senso contrario.

    La scelta del Testimone di Geova è più difficile (in caso di abiura dei suoi principi), ai nostri occhi più assurda (nel caso di ossequio) ma almeno ci spiega tante cose sui “nostri” (io mi metto nel gruppo “atei di matrice cattolica e un po’ superstiziosi ma comunque laici”) dettati morali e comunque va rispettata (anche se non capita).

    Ma forse questo non era il senso del tuo post.

  2. Stefano Says:

    Io invece sono del gruppo “atei – così definiti dalle burocrazie confessionali – e non superstiziosi in quanto non credenti nell’esistenza di entità soprannaturali e che adottano una gnoseologia dialettica materialistica dove la materia è costituita dai fenomeni e dagli oggetti concretamente rilevabili nel loro divenire concreto”.

    Il problema del rifiuto di terapie salva-vita (ex. emotrasfusioni) che possono portare al ristabilimento delle funzioni vitali è ben diverso dal problema del rifiuto di terapie per il mantenimento-in-vita (ex. accanimento terapeutico) che non hanno più possibilità di portare al ristabilimento vitale autonomo dato lo stato clinico del paziente.
    Questione di gnoseologia dialettica dei fatti concreti.

    Le scelte dei genitori di credere in creaturine soprannaturali, o meglio in venditori umani di indulgenze (in cambio della consegna del cervello) che si presentano come importatori dei prodotti di salvezza eterna confezionati da tali creaturine, non devono legittimare giuridicamente il fatto di trasformare il minore di età in puro oggetto di armonizzazione cultuale e non persona fisica titolare di diritti. Non avendo nemmeno, il minore, la capacità intellettuale di scegliere liberamente se appartenere a tale culto o meno. Tanto più che il culto di specie (Tdg) considera il rifiuto della terapia salva-vita emotrasfusionale come atto di “maturità spirituale” di fronte al dio, e quindi non si capisce come mai si dovrebbe accreditare capacità di “maturità” al minore, ancorchè neonato, di poter autodeterminarsi “spiritualmente”. Se fosse vero, ciò implicherebbe il riconoscimento di libertà religiosa al minore e paleserebbe quindi il carattere abusante della pretesa che gli obblighi confessionali dei genitori siano imponibili dottrinariamente anche al figlio minore. Ci starebbe persino l’istigazione a compromettere la salute fisica e la libertà personale del minore da parte degli operatori confessionali.
    Questione di gnoseologia dialettica dei fatti concreti.

    Per quanto riguarda i maggiori in età. Se capaci di intendere e volere la libertà di scelta deve essere garantita. C’è il diritto di rifiutare le terapie proposte dal soggetto curante. Si, ci deve essere la libertà al suicidio come effetto finale di tale rifiuto legittimo. Purchè la cosa non comprometta la salute di terze persone. Poco importa la manifestazione concreta dell’attività suicidaria: “rimango fedele a Geova piuttosto che perdere l’accesso al suo paradiso eterno”, “Non è un suicidio è fedeltà a Geova” ecc.
    In realtà, l’essenza di tale condotta è: puoi ristabilire la sanità del tuo stato clinico se accetti questa terapia salva-vita; la risposta è: no, se non ci sono altre terapie valide preferisco morire piuttosto che farmi trasfondere. In effetti, è un suicidio volontario al di là del linguaggio liturgico.
    Questione di gnoseologia dialettica dei fatti concreti.

    La cosa può sembrare brutta dal punto di vista della morale normativa ma la vera bruttura consiste nella totale assenza di conoscenza scientifica rispetto l’emotrasfusione: ho letto di Tdg che affermano che ogni trasfuso è morto! Si, dico io, alcuni all’età di 98 anni, avendone vissuti 35 grazie all’emotrasfusione! E’ vero ci sono stati anche patologie gravi indotte per trasfusione. Ma è il rischio, molto minore in Italia rispetto a paesi africani, intrinseco in terapie delicate. Un Tdg considera più sicura la chemio? Quanti trasfusi ci sono nella UE quotidianamente? Che percentuale di loro sono di morti in correlazione alla terapia? Oppure la questione degli emoderivati: come fanno i Tdg, scientificamente, a rifiutare componenti ematici singoli per poi accettarne i derivati? Ma Geova conosce l’ematologia? E poi, “niente sangue animale”…e leggo dalle cronache che i comitati sanitari Tdg accettano l’Hemopure: emoderivato a base di emoglobina bovina! E gli emoderivati, vista la cronaca recente, non sono più sicuri della trasfusione! Ma queste cose gli ufficiali Tdg non le dicono…Infine, dalla Scozia arriverà sangue sintetico per trasfusione. La sperimentazione diretta sta progredendo con successo. Il sangue sintetico è ricavato da cellule staminali. Dato che le staminali in laboratorio si riproducono all’infinito, dovrebbero sopperire alla mancanza delle banche del sangue oltre che garantire piena sicurezza da ogni infezione. Domanda: i Tdg l’accetteranno?
    Questione di gnoseologia dialettica dei fatti concreti.

  3. Emidio Picariello Says:

    cacioman scrive:

    Scusa ma sono ignorante in materia, ma si può imporre (ad un paziente cosciente) una trasfusione di sangue?

    Sì, il giudice può e ci sono precedenti. E comunque il punto è che i testimoni fanno una dichiarazione che tengono nel portafogli e che dovrebbe tutelarli in caso di incoscienza.
    @ Stefano:
    la tua analisi mi piace ma non cogli un punto, e io sono curioso di sentire il tuo parere:
    la libertà di scelta individuale deve essere garantita nonostante la pressione che la minaccia dell’ostracismo costituisce?
    Mi spiego meglio. Il giudice ha l’abitudine consolidata di imporre la trasfusione ai bambini testimoni di Geova. Molti Testimoni che si trovano in questa situazione arrivano all’ospedale e tutto d’un fiato dicono:
    “siamo-testimoni-di-geova-non-vogliamo-trasfusioni-per-nostro-figlio-ma-tanto-il-giudice-ci-costringe-chiamate-subito-il-giudice”. Mi chiedo quindi: fino a che punto la scelta è libera e quindi deve essere tutelata e fino a che punto invece è una scelta obbligata dalla pressione degli altri?

  4. Stefano Says:

    # Mr. Emidio

    Diciamo che la libertà di scelta è a monte: liberamente si sceglie (parlo per i maggiori di età ovviamente) di diventare Tdg e liberamente si sceglie di restarci.
    Nel tuo esempio: i genitori in questione potrebbero benissimo, trovandosi il figlio minore in bisogno di trasfusione salva-vita, mandare a cagare i burocrati confessionali e ostracismi vari perchè potrebbero dire: “nostro figlio non è un oggetto di identitarismo cultuale. Anzi, non è proprio un oggetto.” Potrebbero aggiungere: “ma che caxxo di gentaglia è mai questa se ci minacciano con questo? abbiamo lasciato vescovi e preti e le loro porcate per trovarci con questi neoaztechi che pretendono sacrifici di bambini?”

    Oppure (l’altro versante del paradigma): trattandosi di gente talmente bigotta e superstiziosa del tipo “Geova ti vede ovunque”, e diciamocelo pure, con il QI non proprio avanzato, ma soprattutto, e ripeto soprattutto, gente che al di fuori di quel mondo autoreferenziale non sa proprio dove sbattere la testa in ambito di relazioni sociali (e magari con il bisogno di sentirsi “valorizzato” in un gruppo), e che non si è mai posta problematiche di tipo epistemologico in merito alle esperienza cognitive, ecco che allora, per mentalità come queste, scatta il pensiero: “gli amorevoli consigli dello schiavo fedele e discreto ci hanno munito di un protocollo di azione in casi come questo; siamo Tdg, noi ci opponiamo alla trasfusione salva-vita di nostro figlio; ma per l’amor di dio fate presto ad avvertire il giudice tutelare che imponga la trasfusione”. E’ quello che hai scritto tu, in effetti.

    In pratica la cosa si svolge cosi: “1. noi obbediamo alla parola di Geova rifiutando la trasfusione salva-vita per nostro figlio; 2. la parola di Geova obbedisce alla parola del magistrato; 3. Così noi siamo a posto con il paradiso eterno e con la fratellanza del popolo di Geova e la salute di nostro figlio pure:”
    Stupendo vero? Questione di gnoseologia dialettica dei fatti concreti.
    Il minore è solo una merce di scambio per l’uniformazione alle regole imposte dalla burocrazia confessionale.

    Vedi, la questione non è tanto afferente ai maggiori di età, che possono drogarsi il cervello anche con le dottrine del dio eustulacchio, purchè non danneggino terze persone, e possono pure accettare di cagarsi addosso o meno riguardo la dissociazione o quello che è. La questione è che ordinamenti confessionali sottomettono la salute, e la qualità della vita, di minorenni utilizzando come cavallo di Troia l’esercizio della potestà genitoriale.
    E’ qui che c’è il vuoto legislativo. Il cattolicesimo di Stato ha imposto maggiori tutele all’embrione che alla persona minore di età. E’ qui che c’è il vuoto di laicità. E di questo beneficiano tutte le burocrazie “delegatarie di Dio”. Perché giurisdizioni confessionali, precetti e rituali seguiti dai genitori, devono essere imposti ad un minorenne, ancorchè neonato, che è considerato giuridicamente incapace dallo Stato? Ovviamente Vatikania fa resistenza su questa cosa poiché c’è la questione del pedobattesimo e conseguente iscrizione nei registri parrocchiali del battezzato neonato con tanto di effetti civili: in pratica, il minore, in Italia, è solo soggetto passivo delle pratiche cultuali di genitori credenti. E’ costituzionalmente equo che la salute del minore (anche a livello di sviluppo caratteriale) abbia maggiori o minori possibilità di tutela a seconda delle opinioni religiose dei genitori? Ecco il quesito sistemico!
    Si parla tanto di avvocato del minore, ebbene, dov’è quest’avvocatura nelle questioni religiose? Gli ordinamenti confessionali devono godere sempre di una zona franca giuridica? E mi ricollego a quanto ho scritto in merito alla laicità conseguente in un altro topic di questo blog.

    Che poi la WTS non riveda la politica delle emotrasfusioni in senso liberale perché è terrorizzata di subire class action con istanze risarcitorie, questo è ancora un’ulteriore questione.
    Si è già inventata il contenimento del danno con lo sdoganamento degli emoderivati coprendo di ridicolo la sua teologia del sangue: se nei componenti ematici interi c’è l’”anima vitale di tutte le cose”, quale passaggio industriale della farmaceutica permette di scorporare tale “anima” in modo che non sia presente negli emoderivati?
    Ma ai Tdg va bene lo stesso…è il loro oppio consolatorio. Lì sta il problema: perché ne hanno bisogno?

    Ad maiora!

  5. Thumper Says:

    la mia libera scelta di rifiutare l’alimentazione forzata vale quanto la libera scelta di un testimone di non prendere il sangue?

    Mi sono fatta la stessa domanda ieri, leggendo di quella tdg deceduta perché aveva rifiutato la trasfusione (e il ricorso al giudice della figlia rigettato per un vizio di forma…).

    La mia libera scelta di rifiutare l’alimentazione forzata è mia ed è libera.
    Non so, soprattutto dopo aver letto il tuo blog (tutto), se la scelta dei tdg di non sottoporsi a trasfusioni sia personale e libera.

  6. luisa Says:

    la mia libera scelta di rifiutare l’alimentazione forzata vale quanto la libera scelta di un testimone di non prendere il sangue?
    ………………..

    Secondo me no, in linea di principio parti dallo stesso assunto. Però. Il rifiuto di alimentazione forzata avviene in un paziente in uno stadio tale che non permette un ritorno a condizioni vitali dignitose. La libera scelta di un testimone può pregiudicare il ritorno ad una condizione di salute perfetta.
    Il giudice puo’ intervenire con i minorenni, cosa succede nel caso di un diciannovenne sottoposto nei fatti, se non per legge, alla sudditanza genitoriale? E’ giusto farlo morire se puo’ essere salvato e ricondotto ad una vita normalissima lunga e felice? Come si capisce se è un convincimento di persona adulta o il “plagio” di un ragazzino appena maggiorenne? che succede in questi casi Emidio?

  7. fabio Says:

    PRESENTAZIONE

    Il sito “dannidasangue” nasce dalla ricerca giuridica e dall’esperienza professionale degli avvocati Renato Mattarelli e Rosita Mezzini in materia di danni da trasfusioni di sangue infetto e da emotrasfusioni praticate contro la volontà del paziente. Le sezioni di ricerca corrispondenti al menù in calce sono sette di cui le prime tre sono le principali mentre le ulteriori tre sono sussidiarie ed, infine, l’ultima sezione raccoglie le richieste di pareri e consulenze professionali nonché la richiesta di difesa amministrativa e giudiziaria. La prima (INDENNIZZO L. N. 210/92) attiene all’indennizzo in favore dei soggetti danneggiati da trasfusione di sangue infetto ed annoverato nell’ambito dei c.d. “danni da attività lecita”: l’emolumento viene corrisposto indipendentemente dall’accertamento della colpa del soggetto trasfondente (Ministero della Salute; Regione; Asl; Centro Trasfusionale; Emoteche; Presidio Ospedaliero; Medico). La seconda sezione (RISARCIMENTO DA SANGUE INFETTO) si occupa del risarcimento dei danni, anch’essi patiti a seguito di somministrazione di sangue infetto ma, che vengono liquidati solo a seguito dell’accertamento della colpa dei soggetti responsabili. La terza sezione (RISARCIMENTO DA TRASFUSIONE COATTA) analizza le ipotesi di risarcimento dei danni da emotrasfusioni praticate contro la volontà del paziente che, prescindendo dal contagio post-trasfusionale da virus patogeni, abbiano violato il diritto all’autodeterminazione del paziente. La quarta voce del menù (CONSENSO E DISSENSO ALLE TRASFUSIONI) percorre la dinamica della legislazione, della dottrina e della giurisprudenza del consenso informato e dello speculare diritto al dissenso terapeutico in ambito sanitario e in quello trasfusionale. La quinta voce (LEGISLAZIONE E GIURISPRUDENZA) raccoglie la normativa nazionale ed europea in ambito trasfusionale (raccolta, importazione, lavorazione e somministrazione di sangue) nonché quella sull’indennizzo ex legge n. 210/92, sulla responsabilità civile e sul consenso informato; inoltre raccoglie la giurisprudenza per aree tematiche La sesta voce (PUBBLICAZIONI) presenta i volumi e gli articoli nell’area di interesse.
    La settima sezione (TUTELA. A CHI RIVOLGERSI) illustra l’attività dello Studio Legale Mattarelli-Mezzini e permette all’utente di entrare in contatto con gli esperti.

  8. fabio Says:

    Pisa: “Così abbiamo salvato nove vite in una settimana”
    L’intervista al professor Filipponi sul record del centro Trapianti di fegato di Ferragosto
    UN FIORENTINO trapiantato a Pisa. E’ il professor Franco Filipponi che dirige il Centro trapianti di fegato dell’Azienda ospedaliera universitaria. Un centro da record: soltanto nella settimana di ferragosto ha eseguito ben nove operazioni che hanno ridato la vita ad altrettante persone.
    Un’eccezione?
    «Ogni tanto si creano grappoli di donatori. Una situazione simile si era verificata già nel 2008. Ma numeri alti si sono avuti anche l’anno successivo. L’andamento delle donazioni non è prevedibile. Fondamentale, dunque, è riuscire a sfruttare la disponibilità. Così il sistema dà ottimi risultati».
    In un periodo di grande crisi, di tagli al settore e di ferie. Qual è il segreto?
    «Organizzazione, ma anche consapevolezza che chi lavora in questa struttura, lo fa in un centro di eccellenza la cui storia è iniziata nel 1996, quando è arrivata l’autorizzazione al trapianto di fegato. Ci sono stati poi anni di alti e bassi dovuti proprio al flusso delle donazioni. Nel 2004, tutto è diventato più stabile grazie all’Organizzazione toscana trapianti».
    Insomma, in mezzo a tanti casi di malasanità, l’eccellenza si fa notare.
    «In effetti, l’Aoup è all’avanguardia e il centro, che è in grado di paragonarsi con l’Europa, meriterebbe maggiore attenzione».
    Più attenzione dalla sanità regionale?
    «Sì, perché il lavoro è impegnativo: la struttura non chiude mai, è aperta 24 ore su 24. Basti pensare che l’equipe che ha lavorato agli ultimi interventi tra personale medico, infermieristico e di supporto, è formata da oltre 100 persone. Tutte con una forte motivazione».
    Lei è nato nella città del Rinascimento, si è formato a Parigi e oggi opera a Pisa. Come vede il rapporto tra le realtà toscane?
    «Un po’ di campanilismo è inevitabile. Ma la Toscana ha una fortuna inestimabile. Gli anni ’90 erano caratterizzati dagli italiani che emigravano in cerca di un trapianto in Europa. Ora non è più così. Siamo un punto di riferimento extraregione: tant’è che i nostri pazienti arrivano per metà fuori dai confini regionali. Ma la collaborazione con tutte le aziende toscane è ottimale».
    Già, i vostri ‘clienti’, chi sono?
    «Per lo più uomini: la degenza media è di 15 giorni».
    Quanto devono aspettare, prima?
    «Quello pisano è il primo centro in Italia per i tempi di lista di attesa medi (4 mesi). Subito dopo, viene Torino con due mesi in più».
    E i donatori?
    «Sono quasi tutti toscani. La capacità di donazione delle nostre Rianimazioni è molto elevata: grazie ai nostri colleghi ma anche ai familiari di chi dona».
    Com’è il presente del settore?
    «Da 3-4 anni, i trapiantanti non ricevono sangue. Per questo, nell’ultimo bienno, abbiamo già operato sette testimoni di Geova».
    Il futuro?
    «Si guarda alle staminali del fegato, ma si tratta ancora di una speranza. Il trapianto da vivente, di fatto, è ancora eccezionale. L’obiettivo, al momento, è la compatibilità facendo sempre più attenzione alla difficilissima attività di selezione del donatore».

  9. Emidio Picariello Says:

    Sei completamente fuori strada. Il punto non è se il sangue fa bene o male o se è indispensabile. Il punto è la limitazione della libertà personale, la possibilità di prendere questa decisione che riguarda sé e soltanto sé in perfetta serenità. Direi che un testimone che non è in grado di spiegare la propria posizione che con dei copia-incolla, non mi dà la senzazione di avere acquisito come propria la decisione di morire per rispettare un precetto biblico.
    (una nota tecnica: se devi fare delle citazioni pubblica i link, non copia-incollare, per piacere)

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