Il pranzo di spalle

Una delle vicende avvenute prima del matrimonio che non vi ho raccontato – non ve l’ho raccontata, vero? sto diventando vecchio – è di quando siamo andati ad Avellino in treno e poi siamo tornati in macchina con i miei genitori che stavano venendo a Pistoia a trovare il nipote. Rimedio e ve lo racconto adesso. Si tratta alla fine di niente di importante, se non un viaggio di cinque ore che temerariamente io e Vera abbiamo pensato di poter trascorrere con i miei genitori.

La prima cosa che ci ha lasciato perplessi è stata quando mio padre ha acceso la radio, appena siamo entrati in macchina, e la radio ha cominciato a trasmettere la lettura di una Torre di Guardia – ho poi scoperto che si possono scaricare integralmente da qui in formato MP3 – al che, per superare l’imbarazzo, ho cominciato a chiedere loro dove avrebbero trascorso le vacanze e con la scusa che non riuscivo a sentire le risposte, ho chiesto di spegnere la radio. Così abbiamo affrontato un lungo viaggio senza nessun sottofondo. Ma la parte divertente – ahem, dipende da i punti di vista – è arrivata con l’ora di pranzo. Ora, voi sapete che mio padre è molto rigido rispetto alla regola che recita:

(1 Corinti 5:11) 11 Ma ora vi scrivo di cessar di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo.

Quindi mio padre non mangia con me, l’abbiamo detto. Mia madre è meno rigida, una volta mi ha spiegato che può “mangiare” inteso come “nutrirsi senza piacere” con me, ma non “mangiare come per svagarsi”.  Non ho voluto approfondire. Non penso che ci sia una lista di piatti che “sono piacevoli”  e altri che “sono nutrienti”. Penso che sia più una questione mentale. Mi pareva tutta una cosa troppo folle per chiedere spiegazioni. Ma ora ci trovavamo in una situazione particolare. Era ora di pranzo ed eravamo sull’autostrada del sole, poco sopra Roma. Come l’avrebbe risolta, mio padre la questione? Digiunando? No, ci fermammo a mangiare all’autogrill. Avrei dovuto fare una foto, sarebbe stata più significativa. Vi descrivo la scena a parole, capirete lo stesso: io e Vera seduti a un tavolo, con la pizza comprata da mio padre, mia madre seduta con noi con il cibo che si era portata da casa e mio padre, seduto al tavolo accanto, di spalle, che mangia la pizza per conto suo.

Posted by Emidio Picariello on February 21st, 2011 | Filed in storia, varie ed eventuali | 3 Comments »


3 Responses to “Il pranzo di spalle”

  1. Lidia Says:

    no comment.
    Emidio…un abbraccio a te e a Vera.
    Meno male ne siamo fuori.

  2. Claudio Gatta Says:

    Ciao Emidio,

    ti ho conosciuto credo al massimo due ore fa e ti considero già un amico da sempre.

    Io sono sbattezzato, con una mia storia personale da ex-cattolico-apostolico-romano, in famiglia mi sono imposto con tanta forza che ho portato anche uno dei miei fratelli allo stesso passo.

    Questo post del tuo blog, secondo me, racconta tutta la miseria della condizione umana, mi ha particolarmente divertito (prima) e commosso (poi).

    Un fraterno abbraccio.

    P.S. o tu TdG che leggi e il cui sguardo famelico cade su un nuovo nome da insidiare e convertire, a te dico solo: the game. E se non hai capito, informati.

  3. mary88 Says:

    ossignur…

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