‘A cazzimma pe na canna

Quindi, con la mia bella lettera di disassociazione in tasca, pronta per essere spedita, approfitto di un viaggio di lavoro a Cassino per allungare fino a casa dei miei genitori per dire loro le cose che stanno scritte nella lettera, più o meno. In più c’è tutta la “questione della droga” che bisognava che chiarissi con loro. Non vi preoccupate per me, fatti salvi caffè e sigarette – ma ho smesso anche le sigarette da diversi anni – non sono un tossico-dipendente.

In realtà la “questione della droga” nasce dal fatto che avevo dato a una cugina più piccola – e dai facili costumi, direi – alcuni consigli sul fatto che provare una canna è una cosa, provare altre droghe un’altra e che drogarsi comunque è una cosa pericolosa.

Ho poi scoperto che la zocc… ahem, la giovane –  non solo faceva la sua vita molto lontana dai dictat dei suoi genitori – non era battezzata, quindi non era disassociata o disassociabile – ma provava piacere nel raccontare le sue malefatte a sua madre, mia zia, e quindi tutti i suoi fatti arrivavano all’orecchio della mia di madre. Così la frase “non è che la droga vada per forza provata” è arrivata a mia madre nella forma “Emidio si droga”, che è non proprio proprio la stessa cosa. Ad ogni buon conto ormai io ero determinato a uscirne – non dalla droga, non mi drogo, non mi drogavo, non mi sono mai drogato, ok? – e sfruttai la faccenda.

Ai miei genitori dissi che a provare le cose non c’era niente di male e che il punto era che non volevo essere un testimone di Geova. Non fu un’uscita felice, lo ammetto. Avrei fatto meglio a chiarire, ma tant’è, ormai è andata così. Non volevo la tentazione della possibilità di tornare indietro, di non tagliare i ponti, di rimanere testimone di Geova.

Così quella sera andai a bere una birra con i miei cugini e con mia sorella che ugualmente era scesa ad Avellino e parlavamo di come sia difficile liberarsi dalla religione e di come sia difficile vivere una vita normale. Mentre parlavamo di questo rovesciai una birra e la cameriera venne a pulire. Dissi che io ero un po’ disadatto ma che ormai ero orgoglioso del mio esserlo e lei ci chiese se eravamo senesi. Io dissi che no, che in Toscana ci sono anche altri posti oltre Siena e per fortuna.

Così mia sorella disse a me e ai cugini che eravamo degli sfigati che non avevamo il coraggio di chiedere il numero a quella cameriera. Io dissi che mi servivano dieci euro per la droga – eddaì scherzo, non è vero – e che scommettevo dieci euro che l’avrei fatto davvero. Uscimmo e mia sorella mi chiese i dieci euro, perché non avevo chiesto il numero alla cameriera.

Così rientrai e chiesi a Vera – che non sapevo fosse Vera – di scrivermi un numero qualunque sullo scontrino, giusto per farmi vincere la scommessa. Poi dissi anche che casomai l’indirizzo email poteva darmelo vero e lei lo fece. Certo, se è vero che nomina sunt consequentia rerum dovevo aspettarmelo che una con quel nome poi me la sarei sposata.

Posted by Emidio Picariello on May 7th, 2010 | Filed in matrimonio, storia | 19 Comments »


19 Responses to “‘A cazzimma pe na canna”

  1. Simona Says:

    No, chiariamo subito una cosa: ce l’hai con Siena?? No perche’ sono parecchio suscettibile e quel “per fortuna” mi ha dato uno zinzino noia eh 🙂
    Giusto così.. per mettere i puntino sulle i.

  2. Aesculapius Says:

    Ahahah la cugina dai facili costumi!

  3. Paolo Says:

    Finora ho letto il tuo blog con molta attenzione, e mi decido a scriverti un commento per manifestarti una perplessità di fondo.

    Di tutto, dico tutto, quello che hai scritto sui Testimoni di Geova, nulla emerge che li faccia apparire non solo come una setta (come non credevo fossero e come non credo siano), ma nemmeno come una religione particolarmente coercitiva.

    Quello che loro fanno, gli incontri settimanali, l’attività di predicazione, il rispetto ligio delle regole, non è proprio niente di diverso da quello che fa qualsiasi gruppo di persone che faccia parte di una minoranza religiosa.

    Un mio conoscente, cattolico del sud dell’India, potrebbe dire le stesse cose: alle sei di pomeriggio di ogni giorno nel suo quartiere si sente la recita del rosario, fatta in ogni casa; e il catechismo comincia a 7 anni e finisce a 22; e ci si sposa solo tra cattolici.

    Ora, c’è questo tuo post in cui in sostanza dici che la cosa più importante della tua vita, cioè conoscere la tua futura moglie, è avvenuto in seguito al tuo rapporto con i TdG. Tutto è legato a loro: l’ansia di sfidarli, il minuetto con tua cugina, ecc…

    Io non so quale obiettivo tu ti prefiggessi con questo blog, ma a me sembra che i TdG non ne escano affatto male, anzi.

  4. Lara Says:

    Per me sì, escono male!

    Saluti

  5. admin Says:

    @ Paolo:
    come ho detto più volte io racconto solo una storia, non traggo conclusioni al posto degli altri, le traggo solo per me. E certo dire che non c’è controllo o coercizione o che i testimoni di Geova non siano una setta mi pare piuttosto azzardato. Ma se è questo quello che tu hai letto, vuol dire che forse dovresti avvicinarti a quella religione e lasciare che siano loro a decidere cosa puoi fare il sabato sera, il tuo orientamento sessuale o se puoi fare sesso. E casomai non andare al matrimonio di tuo figlio perché non la pensa come te. Se per te è ok, nessun problema.

  6. maurizio Says:

    @Paolo, @admin, @tutti

    Il problema sta tutto qui: TUTTE le religioni ti impongono dei comportamenti.
    Poi le imposizioni possono essere più soft, come nel caso dei cattolici italiani, o magari più “invasive” come nel caso dei TDG.
    In ogni modo ogni religione condiziona la tua vita con dei dictat.
    Ha ragione Paolo a dire che non c’è differenza tra TdG e altre frange cattoliche: peraltro visto la matrice cristiana le regole sono molto simili (no sex without marriage, no masturbation, no gay… tanto per citarne alcune).
    Vi sono stati tempi in cui per certi peccati la chiesa cattolica ti poteva mandare a morte o disassociarti (vedi “scomunica”, che tra l’altro era la stessa cosa perché in un posto dove tutti erano cattolici uno scomunicato non poteva sopravvivere).
    Adesso la chiesa ha molto allentato le sue posizioni, sia perché non possono più mettere al rogo la gente, sia perché scomunicare è controproducente (meno cattolici=meno potere sui politici e meno 8 per mille).
    E poi ogni chiesa/setta è composta da persone e le aberrazioni vengono fuori. Tanto per citare un esempio carino, il prete dei miei suoceri l’anno scorso si è rifiutato di benedire la casa di una coppia convivente, ma ha benedetto tranquillamente la casa di gente sposata in comune ma non in chiesa….io non sono riuscito a trovare un razionale dietro questo comportamento, e voi?

  7. Daniele Says:

    Ma la cameriera era quella che sta diventando tua moglie o hanno solo il nome in comune?

  8. admin Says:

    La cameriera – che poi era lì per caso – la vita è piena di combinazioni – stava per laurearsi e voleva mettere via un po’ di soldi, ci lavorò per un periodo breve, era il periodo che i miei cugini andavano sempre in quel pub, è proprio Vera. Fico no?

    C’è stata una lunga discussione a microfoni spenti su questo post con alcune persone per cui vi faccio una domanda: dal post voi capite che io non abbia mai provato nemmeno una canna? O è chiaro il punto che non sono mai stato un tossicodipendente e che se ho fatto “delle esperienze” è stata roba giovanile sporadica cose che tutti fanno?

  9. dtm Says:

    parto dall’ultima: sì, è chiaro… ma anche se ti fossi fatto ‘na canna non la vedrei proprio come una tragedia 😀

    quanto alle religioni: va bene che tutte le religioni impongono un sacco di bla bla bla, ma mi fa molta impressione leggere Paolo affermare che “sì, be’, insomma”. l’isolamento sociale descritto ampiamento qui dentro e le assurde posizioni su un sacco di tematiche non hanno eguali nelle religioni monoteiste “moderate”.

  10. admin Says:

    Volevo lasciare un alone di mistero 😉 sull’argomento 🙂

  11. Paolo Says:

    Io non credo che i TdG siano una setta, perchè – da quello che hai scritto tu – mi pare siano una religione molto organizzata, molto invasiva e molto minoritaria.

    Una setta è Scientology, e non è proprio pensabile mettere Scientology sullo stesso piano dei TdG, che come ti ho detto adottano comportamenti simili a quelli di altre religioni minoritarie in altre parti del mondo, o di componenti minoritarie di religioni maggioritarie.

    Per cui ti ripeto, se il tuo scopo era quello di dimostrare che sono una setta, io non lo vedo raggiunto.

    Poi se alla mia osservazione la tua reazione è che allora dovrei diventare un Testimone di Geova, mi viene da pensare che un certo gusto per l’intolleranza devi averlo metabolizzato anche tu.

  12. Giovanni Fontana Says:

    La “zoccola”? Cosa fa di male una che va a letto con chi vuole?
    (cioè quello che fanno – o vorrebbero fare – il 95% dei maschi italiani)

  13. Giovanni Fontana Says:

    @ Paolo:
    Mi spiegate qual è la differenza fra una setta e una “religione normale”, se non che la seconda va di moda e la prima no(n ancora)?

  14. admin Says:

    @ Giovanni Fontana:
    Infatti è per aver fatto la spia che ce l’ho con lei. E comunque io sono un sostenitore della fedeltà quando si è impegnati. Quando si è liberi, liberi tutti.

  15. Giovanni Fontana Says:

    @ admin:
    Quindi se fosse stato un omosessuale, ad aver fatto la spia, avresti scritto: “sto frocio!”?

  16. admin Says:

    Sì. E un uomo etero sarebbe stato “porco”. Penso che le parole di per sè siano più belle quando sono politicaly uncorrect. Poi nella pratica invece si possono fare un sacco contro l’omofobia e il sessismo. Stare attenti alle parole alla paranoia è inutile a mio avviso. Casomai sbaglio.

  17. Ponga Says:

    @ admin:
    @ Giovanni Fontana:
    Comunque, la cugina in questione legge il blog e se si sentisse offesa potrebbe sempre intervenire, casomai dando del ciccione allo sposo.

  18. admin Says:

    @ Ponga:
    diversamente magro, pliz

  19. Giovanni Fontana Says:

    O dandogli un babà.

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