La mia lettera di dissociazione

L’altra volta vi dicevo che si esce dai testimoni di Geova in un po’ di modi. Ora vi pubblico la lettera che ho mandato io per chiedere di uscire. Poi vi racconterò anche le vicende che mi hanno portato a questa decisione. L’argomento è complesso e necessita un po’ di post. Non a caso il sito si chiama ildisassociato.

Gentili Signori,

Con la presente vorrei chiarire la mia posizione in merito alla religione alla quale appartenete e ho creduto di appartenere anche io fino ad oggi. Dico creduto di appartenere a ragion veduta, e passo a narrarvi di come vi sono entrato a far parte cercando di farvi comprendere perché mi sono espresso in questi termini.

Sono nato nel 1978, il 28 settembre, da genitori fortemente credenti che mi hanno educato ai principi di questa religione fin da subito. Il mio primo ricordo in merito a ciò era che non potessi avere in alcun modo la loro approvazione senza accettare anche le loro idee religiose. Tutto questo mi ha spinto a credere che questa fosse la religione giusta senza pormi ulteriori domande. Il 4 agosto del 1990 mi sono battezzato. Naturalmente a voi interesserà sapere, per comprendere bene la mia situazione, se il battesimo era frutto di una dedicazione oppure no. Sinceramente posso rispondervi che non lo ricordo. Ritengo di sì, perché è prassi che si chieda ai battezzandi se si sono dedicati e, anche se giovanissimo, non penso che avrei mentito. Se però fate un semplice calcolo comprenderete perché vi dico che non ricordo. Il quattro agosto 1990 non avevo ancora compiuto dodici anni. Questo vuol dire che se dedicazione ci fu, avvenne nel periodo fra gli undici anni e gli undici anni e mezzo. Ora chiedo a voi quante delle cose che avete fatto a quell’età vi tornano alla memoria in maniera nitida. Vi chiedo anche quante delle scelte che avete fatto fra la quinta elementare e la prima media influenzano ancora oggi la vostra vita. Vi chiedo ancora se subito dopo l’esame di licenza elementare foste in grado di comprendere il significato della dedicazione oppure no. Io ritengo di non essere stato in grado di capire che cosa stavo facendo, ritengo francamente che stessi soltanto cercando, come è normale, l’approvazione dei miei genitori, cosa che è ben diversa del fare pubblica dichiarazione della propria fede. D’altronde quale persona sensata darebbe valore alle idee sulla fede di un bambino di undici anni? Di fatto la mia carriera teocratica è finita presto, per quanto io abbia cercato in tutti i modi di non perdere la relazione che faticosamente tentavo di instaurare con i miei genitori. Della relazione con i miei genitori parlo, perché non ho mai avuto una relazione con Dio, né mai nella mia vita da adulto sono stato davvero persuaso del fatto che fosse possibile averla. E la mia condotta non poteva che seguire queste convinzioni. A diciannove anni, armato di tutte le buone intenzioni che la continua ricerca di approvazione poteva fornirmi mi sono fidanzato con una ragazza appartenente alla mia stessa religione. Ma se in realtà, nell’intimo, non si crede che certe cose siano sbagliate si finisce col farle. Il resto è noto. Circa un anno dopo la fine di questa relazione innegabilmente non rispondente alla presunta dedicazione che evidentemente già era del tutto scomparsa dalla mia memoria, mi sono imbattuto in un’altra ragazza la quale mi ha chiesto di pulirmi la coscienza, perché questo avrebbe permesso alla nostra relazione di cominciare. L’ho fatto perché credevo in quello che stavo facendo? Avevo già allora dei forti dubbi che fosse così, ma volevo assolutamente convincermi del fatto che lo fosse, che a spingermi non fosse l’amore per una donna, ma quello per Dio. Oggi, con un po’ di maggiore lucidità, sono in grado di vedere chiaramente che la mia dedicazione non valeva il tempo che ci avevo impiegato per farla, ammesso che l’abbia mai fatto. Era, anche questa, una relazione non destinata a durare. Da una parte la mia fidanzata aveva stigmatizzato la mia condotta nel corso della precedente relazione, d’altra parte il nostro rapporto non era poi così dissimile come volevamo credere – ovvero come lei voleva credere, io oramai avevo le idee sempre più chiare – dal mio precedente rapporto. Da una parte lei era ferita dalle mie idee così scarsamente improntate alla religione e dalla mia insofferenza nei confronti di tutto quello che riguardasse questo ambito, d’altra parte non esitava a cedere alle tentazioni che una relazione amorosa comporta. Senza eccessi, è vero, ma decisamente oltre i diktat spesso esposti nelle pubblicazioni ufficiali. Non mi fa piacere dilungarmi in dettagli, lo trovo davvero poco educato e irrispettoso, se non di cattivo gusto. Resta il fatto che io ero sempre più confuso in merito a quello che fosse religiosamente corretto, allo scopo di questa religione, alla mia fede – ormai del tutto svanita. L’unica certezza che mi resta è che io non sto, con questa lettera, lasciando questa religione, semplicemente non ne ho mai fatto parte. D’altronde Cristo si battezzò ad un’età ben diversa dai dodici anni. Non ho nulla contro questa religione. Probabilmente alcune cose sono giuste, altre sbagliate. Non so se rende migliori le persone, non sono in grado di dire se è quella giusta, non so se un giorno vorrò abbracciarla.

Potete indirizzare le comunicazioni in merito a questa vicenda all’indirizzo dell’intestazione.

Cordialità

A seguito di questa lettera ricevetti una telefonata in cui mi si chiedeva di parlarne perché non era chiara l’intenzione di uscire dai Testimoni di Geova. Io risposi con questa nuova lettera:

Gentili Signori,

Faccio seguito alla mia del 21 u.s. per sottolineare, qualora non fosse risultato chiaro da quella, il mio intento irrevocabile di non appartenere più a questa religione.

Cordialità

Posted by Emidio Picariello on May 5th, 2010 | Filed in storia | 17 Comments »


17 Responses to “La mia lettera di dissociazione”

  1. dissociata Says:

    Ammazza!!! Non era chiaro??

    Come mai tutte stè spiegazioni? La lettera la leggeva tuo padre? 😉

  2. Massimo Says:

    Se posso chiedere per chiarezza. Cosa si intende tra i TDG per “dedicazione”?

  3. admin Says:

    evvai con l’auto citazione:

    Il passaggio successivo è quello di dedicarsi a Geova in preghiera. Si tratta di una preghiera personale durante la quale si dice a Dio che lo si servirà per tutta la vita.

  4. admin Says:

    @ dissociata:
    no, non la leggeva mio padre. al telefono mi dissero che sembrava una richiesta di aiuto e non una lettera di dissociazione. poi fui chiaro. evidentemente.

  5. Emme Says:

    Il tuo blog e’ estramemnte interessante e mi sta aiutando a fare luce su un punto che, da materialista impenitente, non avevo mai messo a fuoco. La religione ha piu’ spesso a che fare col rapporto con gli altri uomini che col rapporto con dio. Grazie e in bocca al lupo per tutto quello che fai della tua vita!

  6. Francesca Says:

    Mi pare calzi a pennello l’espressione ‘orecchie da mercante’. O, forse, ‘vediamo se hai il coraggio di ripetercelo una seconda volta’.

  7. admin Says:

    @ Francesca:
    in realtà penso che il punto fosse – da quel che ho capito dopo – che li avrei davvero messi in crisi se avessi insistito sul fatto che non mi ero dedicato. la dedicazione è una fase essenziale del battesimo e io ero davvero piccolo quando mi sono battezzato.
    i testimoni di Geova hanno molta paura di “invalidare” il battesimo, che è una cosa che è successa molto di rado e sempre per la questione della dedicazione, che io ricordi.
    Dato che l’isolamento è una cosa essenziale perché serve ai fuoriusciti a capire i loro errori tramite la sofferenza, se si riuscisse a uscirne con l’escamotage dell’invalidazione del battesimo sarebbe molto più facile e molti lo farebbero. Insomma, rischiamo di creare un precedente e di sollevare una questione che preferivano che non fosse sollevata: un bambino di 11 anni e 10 mesi può davvero dedicare la sua vita a qualcuno?

  8. dissociata Says:

    Ma che davvero? Esiste l invalidazione?
    Se lo sapevo….

  9. Ponga Says:

    @ dissociata:
    E’ rarissima. In tanti anni di TdG ho sentito che era stata utilizzata solo una volta, per un tizio -di mestiere pittore- che (si disse poi) si era battezzato dopo aver aderito alla massoneria, quindi il suo battesimo fu invalidato perchè non era libero di dedicarsi quando l’aveva fatto. conoscendo il tipo la storia mi pareva verosimile e non ho mai avuto motivo di dubitarne. Invece, il discorso “ero troppo giovane quando mi sono battezzato, non è valida la mia dedicazione” non è preso in considerazione dai TdG, altrimenti ci sarebbe una marea di giovani invalidati…A me hanno detto che il mio comportamento cristiano per anni dopo il battesimo ha dimostrato che la dedicazione era valida.

  10. MaFa Says:

    Il mio pensiero sulla dissociazione è negativa perchè come ho già letto nel tuo blog diventa una dissociazione sociale che ti porta con la solitudine imposta a ritornare sui tuoi passi non tanto perchè capisci di aver sbagliato ma tanto perchè ti ritrovi solo come un cane….Ma Gesù cristo si comportava così con le persone che sbagliavano??? Hai ragione tu ci sono molto cose giuste che ti permettono di vievere una vita sana, gioiosa, m altre che davvero estremiste.
    Sono curiosa su come una relazione sessuale tra due coniugi venga consumata, davvero ci sono delle regole che Dio ci ha lasciato?
    Cosa è immorale?
    Questo potrebbe essere un altro argomento del tuo post, non è scurrile ma interessante.

  11. paola Says:

    @ Ponga:
    ho amato profondamente un testimone di geova per otto anni, ci siamo nascosti come se fossimi stato colpevoli di chissà quale peccato….per “loro” ero la cosa peggiore che potesse capitare al loro “fratello”…ci hanno fatto soffrire, ci hanno allontanati, alla fine hanno vinto loro…con le loro minacce e ricatti morali….io ero e sono una peccatrice ai loro occhi…non credo abbiano capito che amare non è peccato….non è stato forse Dio a creare l’amore?

  12. zencat Says:

    sai? ho vissuto una storia similare..pratticamente anche io sono nata da una madre “fortemente afferrata” alla religione dei testimoni di Geova,anche se non ancora sorella effettiva..la mia infanzia è stata marcata dal divorzio dei miei genitori,divorzio avvenuto perche mio padre non era un Fratello e in congregazione spingevano sempre di più mia madre affinchè usasse tutti i mezzi a disposizione per farcelo diventare..lui semplicemente non condivideva..ma quando ti mettono delle idee ogni momento ,idee che rispetti ma che non condividi..comincia a diventare tutto come il miglior piatto del mondo,il più buono,ma che se ti viene proposto ad ogni minuto di ogni giornata ..diventa semplicemente irritante! io e i miei fratelli(di sangue) continuammo nella religione e devo dire che vedendo e conoscendo solo quello che ci propinavano eravamo IGNORANTEMENTE FELICI..perche di ignoranza si tratta..io a 8 anni già facevo delle domande per loro “scomode” e loro mi rispondevano sempre che dovevo essere umile e lasciare che Geova mi portasse le risposte piano piano nella mente perche noi eravamo imperfetti e quindi il nostro cervello non è fatto per comprendere moltissime cose..( e qui già qualcosa mi puzzava..a 8 anni) poi mi battezai a 16 anni, lo feci perche caddero le torri gemelle e dicevano che era la fine e che se avevamo la conoscenza e la dedicazione ma non coglievamo l’opportunità Geova avrebbe messo in dubbio la nostra fede al momento fatidico.. ci ho provato gente,a studiare,a sentire le cose che dicevano..ma continuavo ad avere amicizie nel mondo,persone tranquille. fu quando iniziai a uscire con fratelli e sorelle che si scatenò l’inferno..iniziarono le uscite in discoteca (con loro) le proposte fatte da figli di anziani(ovviamente sessuali) e il fatto che a loro,dopo aver fatto tutto questo si sedevano la domenica e alzavano la mano come se niente fosse successo,come se fossero state altre persone a fare queste cose..poi mi innamorai..lui non era TDG ma gli piaceva e studiava..per un periodo feci tutto quanto potevo per non “cedere” al amore che provavo..nemmeno lo salutavo quasi..poi un giorno non c’è la feci più e iniziammo a uscire insieme,niente di spinto,solo due ragazzi tranquilli che si baciano(ovviamente di nascosto..)sapete che gli anziani mi hanno seguito e mi hanno fatto delle foto,poi hanno fatto un comitato e mi hanno segnato,dopo tre giorni mi hanno chiamato per dirmi che avrebbero proceduto con la dissociazione..ci sono stata da cani..io non conoscevo nulla al di fuori di quella religione e di quelle persone,in casa mia madre nemmeno mi parlava..avevo 17 anni…volevo tornare ma non lo feci,la troppa “vergogna” mi salvò..il nostro amore durò 4 anni,poi crescendo ci allontanammo, un amico che era ancora fratello mi chiamò per vederci,aveva sentito che mi ero lasciata e voleva salutarmi,in realtà dirmi che mi amava,da sempre,ecc e che sarebbe uscito dalla religione per poter stare con me..non accettai questa responsabilità,perche non sapevo cosa il futuro potesse portarci,ma lui lasciò lo stesso,non sopportava più certe cose dentro la congregazione..finì che andammo a vivere insieme e poi ci sposammo .. vi dirò solo che in un periodo pensammo tornare e ci provammo..ma io ero così addentrata nella religione che stavo anche a questionare certi rapporti sessuali che avevo con mio MARITO..cioè mi sentivo in colpa perche nelle scritture non c’èra nulla di chiaro e pensavo di sbagliare in qualcosa..poi un giorno mi svegliai,quando il test di gravidanza risultò positivo entrambi mio marito ed io pensammo alla nostra infanzia,pensammo a ciò che avevamo vissuto e come lo avevamo vissuto,ai natali,ai compleanni,alla magia,e soprattutto al fatto che è DENTRO la congragazione,DENTRO LA “VERITA'” che si trova più gente marcia che fuori..e da quel momento in poi ci allontanammo definitivamente,e non abiamo mai guardato indietro..io posso festeggiare i cmpleanni di mio figlio senza “sentire di essere condannata” ma anzi,sentendomi triste per quelli che lo negano ai figli..il mio periodo migliore è il natale,le luci,la magia..la mia festa preferita è halloween con i costumi e il resto e la mia vita matrimoniale va che è una meraviglia,mi sono liberata dalle catene mentali che avevo,e posso finalmente dire di sapere cosa vuol dire essere felici e sinceramente non lo ero mai stata. ora lo sono.

  13. Faffy Says:

    @zencat: mi piacerebbe tanto leggere più storie come la tua 🙂 Auguro ogni bene a te e alla tua famiglia!

  14. maxxxx Says:

    @ paola:
    nel mio caso, hanno usato le mie figlie minori..Siamo entrambi divorziati ma.. non ho voglia di parlarne ora, magari domani a mente lucida. sappi solo, anzi sappiate, che ci hanno messi uno contro l altro, con i loro modi melliflui… ma perche la gente ci casca..? boh. magari ci faccio anch io un libro su.. intanto, 4 persone che avevano il DIRITTO LEGALE di rifarsi una vita, stanno soffrendo come bestie… ma tanto si sa, la colpa è di satana… uff mi fa quasi pena!!!

  15. lally 80 Says:

    Non tutti i disassociati sono infelici e rabbiosi come tanti di voi!!!!Io sono una disassociata…e non nutro tutto il risentimento che nutrite voi e anzi mi fa ridere il vostro accanimento!!come fate a pensare di essere credibili quando ora raccontate di quanto stavate male prima…di come vi hanno fatto essere infelici,di quanto vi hanno tenuti prigionieri….parole che escono dalla stessa bocca di quando alzavate la mano in sala,di quando andavate in predicazione…allora ERAVATE FINTI PRIMA O ADESSO???!!DICEVATE LE BUGIE PRIMA O ADESSO???!!!E ALLORA SE PRIMA NON CI CREDEVATE E’ COLPA DEI TESTIMONI DI GEOVA???!!!NO E SOLO VOSTRA,(NOSTRA) SE NON CI CREDIAMO O SE NON SIAMO DISPOSTI A VIVERE COME LORO…Sono disassociata da 5 anni,sono nata e cresciuta in quella religione,ad un certo punto ho fatto la mia scelta…ma i miei pensieri quando ripenso a CHI sono stata sono positivi, e ammiro quelle persone!!!E’ questione di scelte…ognuno fa le sue…troppo facile fare la propria scelta e incolpare o sputare cattiverie addosso agli altri!!!

  16. Emidio Picariello Says:

    Non tutti hanno le stesse reazioni, né tutti hanno avuto la stessa esperienza. Non penso di essermi accanito, penso di avere raccontato. Faccio anche a te la stessa domanda: ho raccontato bugie? Hai modo di sbugiardare quello che ho scritto? Vale per te come vale per tutti: hic Rhodus hic salta. Se sono un bugiardo, dimostralo. Altrimenti, buona fortuna.

    Poi una cosa che non capisco: perché raccontare di come ci si sia liberati da una setta debba corrispondere all’infelicità e alla rabbia? Io non sono né infelice né rabbioso e non capisco da cosa tu lo deduca. E’ un collegamento che non colgo. Ho raccontato la mia vita E adesso sono felice. Mi spiace che non ci arrivi, ma me ne farò una ragione.

    Non vorrei essere dozzinale, ma mi pare che crescere voglia anche dire accettare di essere stati bambini, o di essere stati idioti e mi pare che tu non voglia accettarlo. Ho sbagliato a non ribellarmi prima? Forse, anzi, probabilmente. Ma tant’è, questa è la mia vita, così è andata e la parte di essa che mi interessa – che dovrebbe interessarmi, almeno – è l’hic et nunc. Il resto però esiste, esiste il prima e esiste il dopo. E mi pare naturale – su un prima tanto significativo – fare delle considerazioni. E le mie sono molto negative. Le tue, sul tuo prima, no? Buon per te. O male. Non so. Non mi interessa, anzi. Mi interessa invece, lo ripeto, se hai qualcosa da contestare qui.

    Quindi riepilogando: non sono arrabbiato e sono felice. Sgombrato il campo da questo problema vitale: quello che racconto è vero o falso? Se è falso, cosa è falso?

  17. Paola2 Says:

    @ lally 80:
    Credo che la chiave di lettura del blog di Emidio sia “consapevolezza”: se cresci indottrinato in un certo modo, anche se vedi le differenze con il mondo non ti rendi conto che la maggior parte di quello che fai e di quello in cui credi non è frutto di una scelta. Non ti rendi conto di essere felice/infelice. Non mi sembra così strano credere prima in qualcosa e poi nell’esatto opposto, se no cosa vuol dire crescere, conoscere, maturare? Admin lo dice, non è accanimento, sta raccontando il suo punto di vista, la sua esperienza. E poi, scusa, davvero non tieni conto dell’aspetto psicologico così ben descritto da Emidio, della ricerca dell’approvazione della famiglia e della comunità religiosa. Poi ognuno affronta la disassociazione a modo suo. A me va bene come l’ha affrontata Emidio (che non mi sembra affatto “rabbioso”) come mi va bene il modo in cui l’hai affrontata tu, evviva il mondo perchè è vario! Ognuna delle vostre esperienze può insegnare qualcosa.

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