Scrivere un cantico
Sono stato con una ragazza, per un breve periodo della mia vita, di cui vi ho accennato quando parlavamo di fumetti, che avrebbe voluto scrivere un cantico. Lei era una musicista – cantava molto bene – e aveva una band. Due elementi sono rimasti miei amici e verranno al mio matrimonio – sul fatto che delle ex mi siano rimasti i loro amici si potrebbe aprire un altro blog ma non intendo farlo, non temete. Il sassofonista suonerà per me la marcia nuziale. Ma la storia è un’altra. Quando la conobbi dovevo capire che non poteva fare per me.
Mi disse che avrebbe voluto tanto scrivere un cantico. Lì per lì ci rimasi male ma ancora non avevo capito. Avrei capito più tardi, ma come ho detto, questa sarebbe un’altra storia.
Il fatto è che io un tipo che aveva scritto un cantico lo conoscevo davvero. Era un fratello che frequentava la sala del regno di Firenze dove si sono sposati mia sorella e suo marito. Di mestiere il tipo faceva il pianista di piano bar – che poi uno crede che sia un mestiere affascinante da canzone di De Gregori - che poi casomai è anche vero, ma questo tipo di affascinante, credetemi non aveva niente.
Era anziano – il merito che vale, ricordatelo, è sempre e solo quello spirituale – ed era stato chiamato a scrivere un cantico. Come anziano era anche piuttosto fastidioso perché con il fatto che lavorava nei locali – locali dove non si facevano cose oscene, s’intende – diceva che l’anello al pollice non si poteva mettere perché indicava la perdita dalla verginità e altre cosette dittatoriali di questo tipo.
Aveva scritto un cantico, sì, e questo si sapeva, solo che non poteva dire a nessuno quale fosse il cantico che aveva scritto lui. Tutte le pubblicazioni dei testimoni di Geova non sono firmate, non è che i testimoni si possono vantare delle cose che fanno. Non poteva dirlo a nessuno e lui, preciso com’era, non l’aveva detto neanche alla moglie. Durante ogni cantico che si cantava in sala la moglie lo guardava per capire se era quello che aveva scritto lui. E durante ogni cantico lui abbassava lo sguardo con la stessa identica espressione. Vent’anni di pantomima, piuttosto che cadere nel peccato di superbia.

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April 29th, 2010 at 14:50
Ci devo aver capito ancora meno di te
ma perche’ in tutto questo ci sei rimasto male per il fatto che la ragazza voleva scrivere un cantico?
April 29th, 2010 at 14:53
perché mi sembra una cosa idiota scrivere un cantico e musica religiosa in generale se non sei handel.
April 29th, 2010 at 15:54
@ mxm:
@ admin:
Admin intende dire che aveva capito, già a quel punto, di non aver nulla in comune con la ragazza che era una devota TdG mentre lui era già un rinnegato senzadio anche se continuava ad associarsi con i TdG, ma siccome è, soprattutto e sempre, un Servo della Gleba (cito non Le Goff ma Elio) ci si è fidanzato e si è fatto un altro po’ di militanza nei TdG.
April 30th, 2010 at 02:59
Non sono d’accordo: credo che la musica debba coprire tutte le emozioni umane, e la solennità è una di queste.
Per dire, io da ateo amo moltissimo i canti gregoriani, tu hai citato Handel, e credo che non sia un sacrilegio (sia ateo, sia religioso), fingersi credente come, per così dire, trucco per scrivere un certo tipo di musica.
Se vogliamo, è finzione narrativa.
April 30th, 2010 at 07:42
Il problema è che i cantici son brutti (pieni di “cantiam” “marciam” “predichiam” per far tornare il numero di sillabe) e che lei lo voleva scrivere seriamente.
April 30th, 2010 at 12:10
@admin: grazie per la spiegazione
@ponga: grazie per il retroscena
Beh, capisco il problema del ‘cantico brutto’. Mi sembra un problema abbastanza diffuso con i canti religiosi, dove il messaggio da comunicare e’ piu’ importante della armonia musicale, e il tutto alla fine suona come (mi si perdoni il termine!) una specie di rap.
April 30th, 2010 at 16:22
Il mio cantico preferito è “Facciamoci un buon nome presso Dio”, sembra per un’associazione di venditori della folletto.