Game Over
Nei prossimi post cominceremo a parlare della fase di uscita dai testimoni di Geova, di come ho smesso di credere e di come sia faticoso invece smettere di essere un testimone. Il punto è che lì, a quel punto, ci sono arrivato per approssimazioni successive. Ci sono arrivato attraverso tante piccole cose che non mi tornavano e che hanno acceso delle lampadine nella mia testa. Io sono piuttosto dottrinale nella difesa delle mie posizioni, lo sono anche oggi, però continuo ad ascoltare e osservare, anche mentre difendo la mia idea.
E, come è noto, il diavolo sta nei dettagli e da quelli capisci un sacco di cose.
Quando ero molto giovane la domenica andavo a predicare e spessissimo andavo con mio padre – o mia madre – e un altro fratello o sorella. Ogni tanto invece – per cambiare – mi portava con sé qualche altro fratello che faceva parte della più stretta cerchia degli amici di famiglia. In particolare ce n’era uno che aveva diversi figli e che mi raccontava sempre storie avventurose sul suo passato da ex criminale e al quale ero particolarmente affezionato.
Un giorno dopo il servizio, il fratello mi portò a mangiare a casa della sua famiglia, cosa della quale io ero molto contento perché i pranzi con la mia famiglia invece erano molto noiosi, anzi a dirla tutta erano terrorizzanti perché finivano per essere una specie di studio familiare permanente che alimentava i miei continui sensi di colpa.
Una volta arrivati a casa dell’amico, il figlio mediano fu mandato a comprare qualcosa all’emporio-bar di quartiere. Io lo accompagnai. Quando arrivammo all’emporio-bar di quartiere il ragazzo, invece che tornare subito a casa, si fece una partita con un video game a monete che stava lì. No, non con un videopoker, che ancora non esisteva. Con un normalissimo puzzle bubble o qualcosa del genere.
Quando tornammo a casa il padre chiese perché ci avevamo messo così tanto. Il figlio nicchiò sulla questione e il padre gli fece una parte a muso duro perché perdeva tempo prezioso con i videogiochi. E io pensai allora che la durezza di mio padre non era una cosa che apparteneva solo a lui, ma che in qualche modo aveva a che fare con la religione e con le regole che facevano sì che tutto quello che non era teocratico fosse perdita di tempo.
Ah, il dubbio! Che cosa meravigliosa!

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April 25th, 2010 at 09:59
Già che cosa meravigliosa il dubbio!!! Senza di esso saremmo soltanto pecore…!
April 25th, 2010 at 18:00
- Solo gli stupidi non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro?
- Certo, non ho dubbi!
(Luciano De Crescenzo, Il Dubbio)
April 25th, 2010 at 23:43
In effetti De Crescenzo sta cosa del dubbio la tira fuori spesso. Anche in “Così parlò bellavista” film meraviglioso che conta alcune delle scene più spassose su Napoli, c’è tutta una parte in cui lui dice che il dubbio è il bene e la certezza il male.
April 26th, 2010 at 22:47
E San Tommaso? Mica perchè ha messo la mano nel costato di Gesù è divenuto un apostolo di serie B..