Commemorare

E’ appena passata la pasqua e sono molto sazio, ma soprattutto mi sono appena accorto di non avere sviscerato a sufficienza l’aspetto del rapporto festività – testimoni di Geova con voi. In realtà mi verrebbe da dire che il rapporto festività – testimoni di Geova si riduce a “i testimoni di Geova non festeggiano niente”, ma sarebbe inesatto. C’è una cosa che i testimoni di Geova festeggiano e che si chiama commemorazione della morte di Cristo e sulla quale – indovinate – ho un aneddoto interessante.

La commemorazione è la data più importante sul calendario del testimone di Geova e consiste in una adunanza alla quale tutti sono invitati.

Normalmente il numero di presenti alla commemorazione è il doppio dei proclamatori – dati stimati a memoria, eh – per cui è un evento al quale partecipano anche interessati, non tanto interessati, disassociati che non vengono salutati, parenti curiosi, e la troupe che sta girando un documentario su questo blog che era curiosa di vedere come funziona lo commemorazione, per dire – sì ok, ho introdotto il tema del documentario buttandolo un po’ lì così, ma poi quando ne saprò di più vi farò sapere di più.

La commemorazione, come dicevamo, è l’unica cosa che si festeggia anche se dire che si festeggia è un po’ eccessivo: non si mangia la colomba, né l’uovo, né l’agnello ché sono simboli pagani. Non si fa il pranzo di pasqua, non si fa pasquetta fuori porta. Solo il giorno corrispondente al 14 nisan ci si trova, la sera dopo il tramonto, a fare questa adunanza che comincia con il solito cantico e la solita preghiera. Poi si fa un discorso – al solito l’oratore segue lo schema fornito dalla “società” – e poi si fa una preghiera sul pane e viene passato un vassoio di “emblemi” ovvero di pane azimo che simboleggia il corpo di Cristo.

Poi viene fatta la preghiera sul vino e viene passato un calice di vino “non adulterato” – quindi senza conservanti o altre cose del genere – e tutti passano il calice di mano in mano. Nessuno mangia e nessuno beve. I testimoni di Geova credono che i fedeli si dividano in due categorie: gli “unti” e le “altre pecore”. Gli “unti” a differenza delle “altre pecore” vivranno per sempre ma non sulla terra: in cielo con Cristo come correggenti. Solo un “unto” sa di essere “unto” e mangia il pane e beve il vino.

Gli unti sono 144.000 in tutto e sono i cristiani dalla nascita di Cristo in avanti. Sulla questione ci sono state molte correzioni successive per giustificare il fatto che il numero degli unti era sempre costante ogni anno nonostante il fatto dovessero andare progressivamente a sparire, per logica, morendo.

All’atto pratico, dato che la faccenda degli emblemi era una faccenda “fra te e Geova”, gli unti che prendevano gli emblemi erano considerati un po’ strani, perché nessuno credeva che avessero davvero la chiamata celeste. Del vecchietto che poi è morto di silicosi o di qualche malattia del genere dovuta al suo essere minatore in gioventù, si mormorava che avesse avuto qualche problema di spiritismo e che questo gli generasse il desiderio di andare in cielo invece che nel “nuovo mondo” sulla terra.

Del giovane rampante quasi laureato rappresentante che aveva pubblicato un romanzo a sue spese – che ho in libreria che non ho mai letto – si diceva che non riuscisse a immaginare un governo di cui non facesse parte. Insomma, di “unti” a cui qualcuno credesse non ne ho mai conosciuti, se non qualcuno americano, del corpo direttivo, venuto in visita.

Ma l’aneddoto divertente – più o meno – riguardava l’anziano molto rigido, che chiamato al privilegio di pronunciare la preghiera sul pane disse “ti preghiamo Geova di benedire questo cane” – chissà come, forse pensando calice e pane contemporaneamente. Ricordo il gelo scendere sull’affollatissima sala. Non si parlò di altro per settimane. Meno male che qualche volta succedeva qualcosa.

Posted by Emidio Picariello on April 23rd, 2010 | Filed in amici di famiglia, credenze, storia | 9 Comments »


9 Responses to “Commemorare”

  1. dtm Says:

    ma veramente si commemora la morte di Cristo e non la sua resurrezione?

  2. Cassa Says:

    Io invece, da cattolico (ma dovrebbe essere una cosa da cristiani in genere) mi chiedo come si incastra questo fatto del non mangiare né bere gli “emblemi” del corpo e del sangue di Cristo se non si è unti, con “prendete e mangiatene tutti”

  3. admin Says:

    tutti erano unti

  4. Cassa Says:

    @ admin:
    Dunque anche Giuda? – perché nei tre Vangeli dove l’ultima cena è descritta al modo solito (sinottici) di tradimento (“uno di voi mi tradirà”) si parla sempre dopo lo spezzare il pane e bere il vino, e comunque l’unico dei quattro in cui Giuda se ne va è Giovanni, ma visto che si sta già parlando di “uno di voi mi tradirà” tenderei a ritenere che prima abbiano mangiato e bevuto, e poi Giuda sia andato a tradirlo..

  5. Riciard Says:

    un unto riconosciuto da tutti io lo conosco.
    Ma non è testimone di Geova. E’ solo presidente del consiglio. 😉

  6. admin Says:

    @ Riciard:
    infatti quando cominciò con questa cosa dell’essere unto a me faceva già una strana impressione
    @ Cassa:
    in realtà i testimoni di geova dicono che la vicenda che tu menzioni (“colui che intingerà nella scodella con me”) avviene prima delle benedizioni rese sul pane e sul vino.
    direi che il grande capo Estiqaatsi potrebbe commentare questa cosa degnamente.

  7. andrea Says:

    perche voi non vi potete sposare? secondo me è un ingiustizia

  8. andrea Says:

    @ admin:
    chi è questo estiqassi

  9. mondo oggi Says:

    emblemi

    nessuno può prendere gli emblemi (pane e vino)
    solo gli unti (quelli che sentono lo spirito) perchè Gesù con la classe degli unti istituì la commemorazione della Sua morte. Gli altri (la grande folla) sono solo osservatori e non partecipanti. Però ne beneficiono degli effetti.

    Anche la predicazione Gesù la istituì con la classe degli unti (schiavo fedele e discreto) Però la grande folla ha il privilegio (secondo i TdG) di partecipare anche loro nella predicazione.

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