Un’estate al mare

Francesco dice che io sono una specie di Normalman, ovvero, come il personaggio di Lillo e Greg, sono partito da 100 volte più debole, stupido e inetto di un uomo normale ma poi, venendo al contatto con il texylonio, sono diventato normale.  Insomma, alla fine adesso sono una persona ordinaria, e di questa mia ordinarietà sono piuttosto soddisfatto – anche di usare la parola piuttosto nel modo corretto, a dire il vero, sono piuttosto soddisfatto.

In effetti ci sono diverse cose che non ho fatto al tempo giusto, o che non ho fatto per niente e che ormai non torneranno più. Diciamo che appartengono al mio periodo pre-texylonio.

Ecco, per esempio non ho mai avuto un’avventura adolescenziale al mare. Eppure, il ricordo che tutto mitiga e rende migliore, mi suggerisce una volta sarebbe anche potuto succedere. E’ una volta di cui vi ho già parlato, quando vi raccontavo la storia di Asdrubala. La cosa andò così: io ero ad Avellino dai nonni, in campagna, e questi miei amici al mare in una città della bassa Campania. Così da principio andai a trovarli per un paio di giorni, perché avanzava loro un posto.

Lì conoscemmo alcuni ragazzi in vacanza, non testimoni di Geova. Li frequentavamo un poco, non molto, ma stessa piazzetta, stessa spiaggia, qualche chiacchiera si faceva. Considerando che anche al mare noi andavamo alle adunanze il tempo trascorso con loro era proprio ridotto. Io e uno degli altri, in particolare – quello che poi avrebbe baciato la segretaria, per intenderci – avevamo fatto parecchia amicizia con un paio di ragazze. Quella che pareva flirtare con me si chiamava Claudia. Così che quando i pochi giorni che dovevo trascorrere con loro furono finiti, chiesi loro di occupare per tutta la settimana restante il posto che era rimasto vacante nella casa in affitto, con la recondita – e inconfessata, seppure a me stesso – speranza di passare un po’ di tempo con questa ragazzina.

Così tornai ad Avellino ma qualche giorno dopo ero di nuovo nella ridente località di mare. Quando gli amici mi vennero a prendere al bus però avevano architettato questo scherzo: mi raccontarono che c’era un problema e che il tipo – quello che poi avrebbe baciato la segretaria, per intenderci – aveva rimorchiato questa ragazza – non Claudia, l’altra – e si era appartato con lei sulla spiaggia.

Ecco, quello che non posso raccontarvi è come mi sentivo io in relazione a questa cosa, non posso raccontarvi quanto mi sentii in colpa per quello che lui aveva fatto e quanto mi sentii sollevato quando mi dissero che si era trattato solo di uno scherzo. Era come avere un macigno sul petto, era come accettare che quel ragazzo che io frequentavo fosse davvero una cattiva compagnia, poco spirituale come diceva mio padre, addirittura capace di questo, da non frequentare.

Ovviamente il senso di colpa preventivo e differito smorzò in me qualunque velleità di conquista. Ogni tanto mi chiedo se quello sarebbe stato il mio primo bacio o il mio primo due di picche.

Posted by Emidio Picariello on April 13th, 2010 | Filed in amici di famiglia, storia | 1 Comment »


One Response to “Un’estate al mare”

  1. Giovanni Fontana Says:

    Simpatico.

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