Al militare non ci voglio andare

Un altro dei campi in cui i testimoni di Geova hanno fatto progressi, rispetto al momento in cui li frequentavo io, è quello del rapporto con il servizio militare. C’è da dire che un po’ di progressi in questo senso li ha fatti anche lo Stato. Comunque, i testimoni di Geova non fanno la guerra. Questo è un fatto tutto sommato positivo e che nel complesso mi ha insegnato una importante lezione di vita: non ti preoccupare troppo delle cose preoccupanti che dovranno accadere domani.

Comunque, quando io ero piccolo i testimoni di Geova facevano un anno di carcere militare per diserzione.

Negli anni precedenti ne facevano molti di più, in compenso, poi la pena è stata progressivamente ridotta. Quando è stata inserita la possibilità di fare il servizio civile – la così detta “obiezione di coscienza” – i testimoni di Geova assunsero una posizione molto rigida: dato che chi fa obiezione di coscienza dipende ugualmente dal ministero della difesa ed è comunque tenuto al saluto militare ai superiori, i testimoni di Geova non lo fanno.

Così i fratelli a 19 anni facevano questa esperienza, quella del carcere. Tutti gli altri facevano il militare e loro invece facevano il carcere. Comunque un anno buttato via. Vi ho detto che da bambino mi faceva paura il buio e mi facevano paura le cose spiritiche e come questa paura fosse costantemente alimentata dalle credenze dei testimoni. Ecco, successe che un fratello tornato dal militare, prese a raccontarci che con loro c’era un tipo che non era testimone ma che studiava con i testimoni e che aveva scelto di rifiutare la divisa e quindi di fare il carcere ma che aveva “problemi di spiritismo”.

Insomma, il loro braccio era diventato una specie di inferno dove la notte le cose se ne andavano a zonzo per conto loro. Il che, visto che erano tutti testimoni di Geova – non ci finisce tanta gente, nei carceri militari, in tempo di pace – creava un certo scompiglio. Immaginate quante notti di sonno ha portato via a me bambino l’idea di questo carcere – lo immaginavo come le carceri dei film, grigio e spoglio, chissà com’era realmente – freddo, buio e pieno di spiritismo.

Poi sono cresciuto, lo Stato ha capito che convenivano strade alternative, tipo l’affidamento ai servizi sociali – cosa che ho fatto io, dopo essermi presentato al militare e avere rifiutato la divisa ed essere stato rimandato a casa in attesa di processo – che permetteva al soggetto di continuare a lavorare e lo costringeva solo all’obbligo di indicare dove avrebbe dormito.

Poi anche i testimoni di Geova modificarono la loro posizione, e dissero che sì, l’obiezione di coscienza classica si poteva fare. Poi è sparito l’obbligo e tutto è finito. Ma io ho imparato una importante lezione, come dicevo: non avere mai paura di finire in un carcere buio e spiritico solo per il fatto di non volere fare il militare (non mi piacciono le lezioni troppo generiche, altrimenti sarebbe stata: non avere paura del futuro, cambiare la tua idea potrebbe renderlo migliore di quello che pensi).

Posted by Emidio Picariello on March 23rd, 2010 | Filed in credenze, storia | 3 Comments »


3 Responses to “Al militare non ci voglio andare”

  1. Cos Says:

    Questo è un macello, colonnello
    mi ricoveri al S. Gallo
    voglio un congedo illimitato
    altro che patria, altro che soldato

  2. Daniele Says:

    E’ andata bene a me Emi, no carcere, no servizio militare e no servizio civile, insomma, l’anno prima della mia chiamata alla leva era entrata in vigore una legge che se hai un lavoro a tempo determinato (quindi avresti perso il lavoro se te ne andavi 1 anno via) ti avrebbero congedato, cosi fu.
    Mia madre scherzando (e anche mia sorella) continuano a dire che qualche volta mi avrebbe fatto bene fare un po’ di carcere o militare, almeno vedevo come e’ dura la vita…se poi ci mettiamo qualche demone dentro ancora meglio!!!!! ehehehe

  3. Kaishe Says:

    Sono capitata qui per caso… e non potevo non soffermarmi, visto che la mia famiglia conosce molto bene i TdG.
    Infatti 2 mie sorelle e mio papà sono finiti in questa congregazione… e la mia famiglia si è lacerata.
    Mi piace il modo di parlarne di questo blog.
    E mi sa che ripasserò per leggere un po’ di arretrati…
    Saluti!

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