Spendere un week end

Poi arrivava l’estate. E con l’estate le zanzare, il costume, le vacanze. E le assemblee. Le assemblee sono delle riunioni frequentate da qualche migliaio di persone. Una specie di adunanze, ma con molta più gente, che dicono molte più cose e dove vengono presentati molti libri nuovi.

C’erano anche delle assemblee in inverno, ma non era la stessa cosa, prevalentemente per la minore quantità di persone. Quelle di inverno erano di Circoscrizione, quelle estive di Distretto, come i sorveglianti relativi.

Come per le Sale del Regno, col passare degli anni i Testimoni di Geova sono passati dell’utilizzare strutture affittate all’acquistare – o costruire – delle strutture proprie. Nel frattempo le assemblee hanno accorciato la loro durata.

Quando ero bambino, per esempio, l’assemblea cominciava il giovedì, dopo la pausa cena si faceva una sessione ulteriore, oltre a quella della mattina e quella del pomeriggio. Il cibo veniva cucinato da volontari e venduto al prezzo di costo tramite un sistema di bollini. Compravi una scheda di bollini (tipo 50 bollini a scheda) che costava 5mila lire e per un gelato te ne cancellavano 3 o 4.

Poi le assemblee si sono accorciate di un giorno, la sessione del dopo cena è sparita, è sparito il rinfresco, ciascuno si portava il cibo da casa. Le sessioni delle assemblee erano interessantissime. Oh, no, scusate, erano una barba mortale. Solo i drammi erano un po’ divertenti, ma vi racconterò poi un altro giorno di che si tratta.

Per il resto l’interesse di un adolescente era rimorchiare – o qualcosa del genere – durante le pause. Quindi il vestito per l’assemblea, la compagnia con la quale uscivi dopo l’assemblea, il reparto in cui facevo il volontario. Che poi quasi per tutti era il reparto pulizie. La maggioranza di noi girava per cambiare i sacchetti del sudicio, per lavare i bagni, per passare lo straccio.

Alle assemblee le persone si battezzavano, c’era questo discorso al termine del quale il fratello chiedeva se ci si era dedicati a Geova in preghiera e i battezzandi rispondevano in coro di , prima di arrivare alla piscina dove venivano battezzati per immersione.

Alle assemblee si ascoltavano le esperienze. Quelle più toccanti erano quelle di fratelli che per assistere alle assemblee avevano detto al loro datore di lavoro che i giorni di ferie – che avevano chiesto per tempo ma che il datore di lavoro aveva negato loro – se li sarebbero presi comunque ed erano andati all’assemblea senza sapere se sarebbero rientrati o no al lavoro e poi Geova li aveva benedetti, o con un lavoro migliore o facendogli mantenere il proprio.

Io speravo solo che le assemblee non sforassero troppo in agosto, che fossero a fine luglio, perché a casa mia non se ne perdeva neanche un’ora per cui le vacanze ruotavano intorno – venivano dopo, cioè – l’assemblea. Alla fine, le ultime che ho frequentato, stavo lì, guardavo il podio, sudavo e pensavo al mare.

Posted by Emidio Picariello on March 3rd, 2010 | Filed in credenze, storia | Comment now »

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