Crisi di coscienza

Il titolo di questo post è anche il titolo italiano del libro che uno dei massimi dirigenti dei testimoni di Geova – Raymond Franz – ha scritto quando a sessanta anni – dopo quaranta anni “nella verità” – è uscito. Il suo cognome per chi è stato testimone di Geova dice qualcosa perché Franz -Frederick- è stato uno dei Presidenti della religione, quando ancora il Presidente era considerato un importante ideologo.

E anche Raymond scriveva articoli delle riviste e libri ed era nel “Corpo Direttivo”, ovvero nell’organismo che è la più diretta incarnazione dello “schiavo fedele e discreto che dispensa cibo a suo tempo” a tutta la casa.

(Ok, non sono pazzo, in Israele le cose le facevano gli schiavi e qualcuno di loro sovrintendeva anche all’andamento della casa. Gesù racconta in una parabola che avrebbe lasciato uno schiavo a questo scopo)

Dicevamo, ad un certo punto Franz esce. Non conosco i dettagli, mi riprometto sempre di cercare quel libro e non l’ho mai fatto. Anzi, a dire il vero l’ho sempre usata come scusa per non scrivere la mia, di storie. Voglio dire, l’ha fatto lui che è stato un testimone ai massimi livelli, che bisogno c’è che lo faccia io?

Ma insomma, ormai è andata. Dicevamo, la crisi di coscienza di mio padre. Io ero davvero piccolo e quell’evento ha cambiato, dicono, il corso della storia della mia famiglia. Ad un certo punto mio padre, che era stato pioniere speciale per molti anni, non riesce più con il piccolo dono che gli viene dato e una figlia piccola arrivata per errore – mia sorella – a mandare avanti la baracca. Per quel che ne so – l’argomento in casa mia è un vero e proprio tabù – la cosa gli fa venire dei dubbi che si concretizzano, anni dopo, quando ormai ha trovato un lavoro e si è sistemato.

Ormai ha un lavoro, e viviamo già a Prato. E’ anziano in congregazione, ma il dubbio non gli consente di andare avanti. Così si dimette e si iscrive all’Università, ad Architettura. Va regolarmente in Sala del Regno, ci andiamo tutti a dire il vero, ma non va a predicare. Non diventa irregolare – poi vi racconto che significa, questo blog mi sta facendo capire che cosa significherebbe spiegare il mondo a un venusiano o viceversa – solo perché dà testimonianza informale. In Sala del Regno si siede dietro e fa esercizi di matematica, invece che seguire.

Poi, in qualche modo che non conosco, torna l’illuminazione e dopo un paio d’anni di questa vita, torna ad essere il fondamentalista di sempre, come prima, più di prima. Rapidamente viene nominato di nuovo servitore di ministero e poi anziano e – all’interno della città – viene mandato nelle congregazioni dove c’è più bisogno.

Ho pochissimi ricordi di quella crisi di coscienza. Il primo riguarda la sofferenza di mia madre, il senso di tragedia che percepivo in lei. Il secondo è di me che dico:

“Anche io da grande non voglio andare a predicare ma voglio solo dare testimonianza ai colleghi.”

E ricordo esattamente il gelo che scese sulla stanza. Non c’è cosa peggiore che dare cattiva testimonianza alla propria famiglia.

Posted by Emidio Picariello on February 23rd, 2010 | Filed in storia | 3 Comments »


3 Responses to “Crisi di coscienza”

  1. dtm Says:

    caro emidio,
    credi che, se scoprissi le motivazioni della crisi di tuo padre, potresti far leva sui tuoi per la questione matrimonio?
    se persino a tuo padre s’è accesa, a suo tempo, una lampadina, forse non è detta l’ultima parola.
    ciao!

  2. admin Says:

    Son passati vent’anni. e poi penso che sia il contrario e cioè: se hai l’illuminazione non torni indietro. Cioè: l’insight non è reversibile. Se non è scattato non è scattato.
    C’è un sacco di gente che esce dai testimoni di Geova con i piedi e non con la testa.

  3. ponga Says:

    @ admin:
    non è stato questo il caso. non si è trattato di uscita nè con i piedi nè con la testa, solo di dubbi non consoni con gli incarichi direzionali all’interno della congrgazione, per una persona molto scrupolosa e severa con se stessa.

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