Comodo, ma come dire, poca soddisfazione

Studiare fa male, troppo non si deve lavorare, la carriera che conta è quella spirituale. Già questi elementi dovrebbero essere sufficienti a farvi fare un’idea più o meno precisa di che cosa significhi essere un testimone di Geova in carriera. Ma la cosa che vedo ora – e che allora non riuscivo proprio a vedere – e che quando sei in un contesto chiuso, piccolo e settario, i tuoi parametri cambiano e tu non sei più in grado di valutare cose e persone con un metro di giudizio normale.

Che vuol dire? Che sopravvaluti o sottovaluti le persone. Soprattutto le sopravvaluti.

Uno dei motivi che tiene dentro i testimoni di Geova, per la mia modesta opinione, è che non hanno niente altro. La maggioranza fra le persone che sono lì dentro, fuori non gode di nessuna considerazione sociale. Invece come testimoni di Geova possono fare tutta la carriera che vogliono.

Questo post è molto pericoloso, nel senso che il rischio di non spiegarmi bene e di essere frainteso è moltissimo. Il che mi porta a fare una premessa: non c’è niente di male a essere operai, non c’è niente di male a non sapere l’italiano perfettamente, non c’è niente di male a non essere in cima alla scala sociale. Non è da questi particolari che si giudica una persona. Il problema è se questa condizione non ti piace e cerchi delle scorciatoie – che non siano studiare, se sei ignorante, qualificarti se sei operaio, etc. – per restare nella condizione in cui sei, ma aumentare la stima degli altri nei tuoi confronti.

Insomma, non c’è niente di male né a migliorarsi né a star bene nella propria condizione, quello che succede fra i testimoni di Geova invece è che si percorrere quella scala, quella interna però, che ha gradini di zelo – o fondamentalismo, se preferite.

Così ci sono degli anziani che insegnano dal podio la Bibbia, che tutti stimano, che sono degli esempi in congregazione ma che parlano un italiano indecente, infarcito di termini dialettali, drammaticamente sgrammaticato. Oppure ci sono persone che non sono riuscite a fare nessuna carriera nella vita, che entrano ed escono dalla cassa integrazione ma – e questo è grave – si dicono felici – invece di provare almeno a cercare un nuovo lavoro – perché così almeno hanno più tempo per andare a predicare. E questi comportamenti sono premiati e ben visti.

Molti degli anziani sono persone dalle quali non mi farei – oggi – dare un consiglio neanche su come allacciare le scarpe, per il semplice fatto che la loro vita è un evidente disastro. Ma il fatto di essere “zelanti”, “esempi spirituali” gli ha permesso di fare carriera in quel cosmo settario.

Questa cosa ha contribuito a velare di mistero la vicenda della mia dissociazione – cosa di cui vi parlerò nel dettaglio più avanti. Vi anticipo una cosa: ci sono due modi per uscire formalmente dai testimoni di Geova: uno è quello di essere buttati fuori – “essere disassociati” – l’altro è quello di uscirne – “dissociarsi”. Mi raccontano che l’anziano che fece l’annuncio della mia uscita dai testimoni di Geova – un siciliano che si faceva fatica a comprendere, tanto era sgrammaticato – disse che io “ero stato dissociato”.

Posted by Emidio Picariello on February 21st, 2010 | Filed in storia | 5 Comments »


5 Responses to “Comodo, ma come dire, poca soddisfazione”

  1. restodelmondo Says:

    Interessante. Soprattutto considerando che fin qui i TdG ne uscivano come un gruppo molto calvinista, una corrente del cristianesimo che assocerei subito alla promozione del successo anche nel “mondo”.

    Seguo sempre affascinata.

  2. admin Says:

    a differenza di molte altre religioni protestanti, i testimoni di Geova si fondano – come la religione ebraica e quella cattolica – sul senso di colpa.
    Non so se questo vale per l’Italia, come sostenevano alcuni al tempo – a causa della struttura sociale cattolica – o per tutto il mondo.

  3. bruno Says:

    sto seguendo i tuoi post con molta attenzione

    apprezzo il percorso che stai facendo e soprattutto la lucidità e la passione che dedichi a ciascun evento che racconti

    sulla questione omosessuale sto ancora attendendo ciò che promettevi all’inizio

    e visto che hai aggiunto un countdown al tuo matrimonio, sono sicuro che molte persone che leggono questo tuo blog vorranno festeggiare con te

    consiglio una festicciola supplementare per le amicizie telematiche

    🙂

    b

  4. admin Says:

    Ci vuole ancora un po’ per il post sull’omosessualità, perché rientra in quelli “cose che attengono al mio matrimonio” che sono nell’ultimo mese, e non a quelli “cose che attengono alla mia storia” che invece sono quelli che sto pubblicando ora. Questo è un blog serio, cosa credi, c’è tutto uno studio dietro 🙂
    (ora detto così, sembra che l’omosessualità attenga al mio matrimonio, cosa che per certi versi è vera)
    Sai che avevo pensato ad una cosa tipo lo streaming del mio matrimonio per far partecipare anche quelli che non ci saranno di persona. Studierò questa possibilità.

  5. La cruna di un ago | Distanti saluti Says:

    […] e a cercare i collegamenti fra le verità dottrinarie di ciascuna religione – tipo lo scoraggiamento dello studio per i Testimoni di Geova – e la loro condizione economica. Una cosa che mi ha incuriosito: […]

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