Lavoro troppo

La questione del lavoro è una questione che oggi, a mente lucida non riesco a capire. Dei testimoni di Geova si possono avere due idee, entrambe giustificabili alla luce dei fatti. Che siano tutti degli invasati davvero convinti della loro religione o che ci sia una cupola che utilizza dei sistemi precisi per controllare tutti gli altri.

Comunque, anche se tutto questo coinvolgimento non fosse studiato a tavolino, di fatto esiste, come abbiamo più volte detto. La faccenda del lavoro non si spiegherebbe in nessun altro modo.

Perché la posizione in merito alla carriera è questa:

Quelli che hanno determinato di arricchire . . . si sono del tutto feriti con molte pene”. — 1 Timoteo 6:9, 10.

Quando ci si attacca al denaro anziché considerarlo semplicemente un mezzo per conseguire dei risultati si è soggetti a ogni sorta di tentazioni, e si può finire per mentire, rubare e ingannare. Giuda Iscariota, un apostolo di Cristo, tradì il suo maestro per soli 30 pezzi d’argento. (Marco 14:11Giovanni 12:6) Alcuni sono andati agli estremi e hanno perfino messo il denaro al posto di Dio, facendone l’oggetto della propria adorazione. (1 Timoteo 6:10) Perciò i cristiani dovrebbero sempre cercare di vedere onestamente qual è il vero motivo per cui vogliono fare soldi. — Ebrei 13:5.

Insomma, la carriera come tale, per fare soldi, è una brutta bestia che vi farà diventare delle persone discutibili, in sintesi. Poi ti toglie il tempo per le cose spirituali e poi ti fa fare tardi alle adunanze un sacco di volte. E poi ti impedisce di predicare.

E così arriviamo ad una delle migliori mangiate di pesce che io ricordi. Una sera infatti la suocera di mia sorella ci invitò a cena perché avrebbe cucinato un fratello. Questo fratello era del Nord Africa ed era venuto in Italia a fare il cuoco, ed era, vi assicuro, un cuoco davvero abile, nonostante gli mancassero alcune dita ad una mano. Adesso lavorava in una fabbrica, ma con la storia della mano era quasi invalido e prendeva una minima pensione. Era andato a lavorare in fabbrica quando faceva ancora il cuoco. Guadagnava bene, ma fare il cuoco comporta perdere delle adunanze, perché alla sera si lavora.

Insomma, le riviste parlano di un sacco di persone che hanno fatto dei cambiamenti nella loro vita e sono state benedette da Geova. Giustamente rinunciare alla carriera porta grandi benedizioni. Poi, in macchina, mentre ancora ci leccavamo i baffi, mio cognato mi raccontò che il tipo le dita ce le aveva, prima di cambiare lavoro e passare dalla cucina alla fabbrica per poter seguire tutte le adunanze. In fabbrica una pressa, ignorando la benedizione di Geova, gli aveva portato via le dita.

Posted by Emidio Picariello on February 15th, 2010 | Filed in amici di famiglia, storia | 15 Comments »


15 Responses to “Lavoro troppo”

  1. davide Says:

    ciao dall’inizio del blog ho letto tutti i post perchè li trovo davvero interessanti e convincenti. quindi ti scrivo per dirti che quest’ultimo post mi sembra un po’ tirato per i capelli. non banale, perchè il rapporto fra denaro e dio (o anche solo etica nel mio caso di non credente) è una cosa complessa e interessante. però secondo me i passi citati, che a quanto ne so sono dalla traduzione della bibbia dei tdf (perchè è un’altra traduzione vero?) sono pressapoco uguali a quelli che si trovano nel vangelo. e, da non credente, credo che il vangelo sia uno dei pochi testi dove la questione del denaro viene affrontata senza vergogne e ipocrisie dicendo che corrompe lo spirito. alla fine vivi in italia e, soprattutto in questi giorni, credo ne converrai anche tu, è evidente che chi vede il denaro come un fine non possa avere un grande “sistema etico” (dico proprio etica individuale eh, non “etero-nomica”).
    o no?
    e la visione che “benedizione di Geova” avrebbe dovuto impedire il “taglio delle dita”, mi sembra metologicamente scorretta. non trovi?
    io ti continuo a seguire eh, è proprio perchè mi piace il blog che ti ho scritto queste cose: perchè mi interessa.
    ciau

  2. admin Says:

    devo essermi fatto la fama di uno che non tanto regge le critiche, visto che ti sei sentito in dovere di mettere le mani avanti 😉

    i passi citati sono delle riviste dei tg, presi dal sito ufficiale.

    il denaro è un mezzo, non un fine.

    quello che volevo criticare però, è soltanto questo:
    perché si fanno mille esempi di persone che cambiano lavoro per servire meglio Geova – e ti assicuro che le riviste ne sono piene – e in quel caso si imputano a Geova i benefici, e invece in questo caso Dio non c’entra? Come mai Geova si può prendere i meriti delle fortune e non gli si imputano i danni degli incidenti?

  3. Luca Says:

    Se siamo al “denaro corrompe lo spirito” c’è ancora molto da lavorare, perfino sui “non-credenti”. Vasto programma, imho.

    Trovo queso post molto bello: un fatto tutto sommato normale che trova una dimensione ironica/paradossale per il solo motivo di essere letto alla luce della logica astrusa che domina un sistema di pensiero religioso.

    E dunque no, il fatto che una lettura simile possa essere o sia comune ad altre religioni non sminuisce l’enormità della truffa logica e dialettica.

    L’argomento onesto: non è il denaro che corrompe, è la natura umana ad essere corruttibile. Se non era il denaro erano le noccioline.

  4. davide Says:

    @admin-emidio: no, non è per la “fama” (che tra l’altro se c’è non mi era nota..) che ho messo le mani avanti, ma solo perchè quando critico credo sia giusto spiegarne l’intento: in questo caso un interesse ad approfondire! e grazie perchè me ne hai dato modo.
    @luca: io proprio perchè sono non credente credo che ci sia sempre da lavorare su di me e credo che gli unici a non lavorare su di sè siano i fedeli: di un dio o della sua assenza. lavorami pure, ma “se non era il denaro erano le noccioline” non mi convince un granchè. che sia la natura umana ad essere corruttibile non mi sembra in contrapposizione col fatto che il denaro la corrompa. ad ogni modo studio economia e il denaro lo studio tutto il tempo in tutte le sue forme. e vorrei diventare anche ricco perchè ceteris paribus so che il denaro fa stare meglio anche se magari ne sarò un po’ corrotto 🙂 ! giuro, non sono un puritano. ciau

  5. Sergio Says:

    A me sembra che il cuoco di questa storia non abbia rinunciato ai soldi per servire Geova, ma a un lavoro per cui era portato e probabilmente appassionato.

    Quì non si tratta di servire un dio o servire il denaro. Quì si tratta di servirese stessi o servire una religione. E per servire se stessi intendo dedicare il proprio tempo, la propria vita, a raggiungere la massima realizzazione di sè possibile. Il che non centra (quasi mai) con il voler fare soldi, perchè uno può essere anche un cuoco povero o appena benestante, ma essere molto felice di ciò che fa, perché lo fa bene e perché i suoi clienti ne sono altrettanto felici.

    Da quello che ci racconta Emidio, mi sembra che il vero problema, per i TdG non sia il fatto che i soldi corrompano lo spirito, quanto il fatto che se sei soddisfatto di te stesso, del tuo lavoro, della tua vita, ma chi te lo fa fare di diventare/rimanere un TdG?

    E’ per questo che, a pensar male, ti viene il dubbio che chi sta in alto metta consapevolmente una serie di paletti e prescrizioni che ti rendono impossibile essere coddisfatto della tua vita terrena e contemporanemante essere TdGl, in modo da tenere stretti a se i fedeli e riuscire a catturarne di nuovi nel momento di difficoltà.

    A mio modesto parere, però, non c’è bisogno di capi consapevoli. La mia visione è molto influenzata dalla teoria del meme (http://it.wikipedia.org/wiki/Meme) di Dawkins. Così come non la natura non ha bisogno di consapevolezza per far si che il gene del collo lungo si affermi là dove le uniche foglie da mangiare si trovano in cima agli alberi, allo stesso modo le religioni non hanno (necessariamente) bisogno di capi consapevoli dei meccanismi psicologici che fanno si che quelle religioni sopravvivano.

  6. restodelmondo Says:

    Come la mettono con la parabola dei talenti? Gli unici degni di questo nome sono quelli che hanno a che fare con predicazione e affini?

    (In tutto questo, se non è chiedere troppo: che cosa accadrebbe esattamente ai tuoi se venissero al matrimonio? Sarebbero disassociati come te?)

  7. admin Says:

    Mi pare che Sergio abbia centrato il pinto. Il resto del mondo invece non ha capito che la parabola dei talenti parla di capacità e non di soldi. (capita la battuta 😉

    seriamente restodelmondo, poi ne parliamo, comunque mio padre sarebbe “rimosso” da anziano e mia madre “rimossa” da pioniera e forse anche “segnati”.

  8. restodelmondo Says:

    No, ho capito che non tratta di soldi – come diceva qualcuno qui sopra, il cuoco non necessariamente guadagna tanto ma magari è realizzato perché fa il suo lavoro ideale. Mi pare di capire che per i TdG le uniche capacità “da far fruttare” sono quelle legate all’essere TdG. Confermi?

    “Segnati”=? Manca, nel tuo utile glossario. (Se ti va di approfondire.)

  9. restodelmondo Says:

    Qualcuno=Sergio, scusa Sergio.

  10. admin Says:

    restodelmondo scrive:

    Mi pare di capire che per i TdG le uniche capacità “da far fruttare” sono quelle legate all’essere TdG. Confermi?

    yep, confermo

    restodelmondo scrive:

    Manca, nel tuo utile glossario.

    Lo so, ma ho preparato un post approfondito sull’argomento (anzi un paio, che parlano delle sanzioni e simili) e non voglio rovinarvi la sorpresa 😉

  11. restodelmondo Says:

    1. Grazie. Sono cresciuta con l’ossessione di quella parabola, quindi mi interessa capire come la interpretano altri.

    2. Aspetto impaziente… 😉

  12. alessandro Says:

    Ma perché le dita non se le poteva tagliare comunque a fare il cuoco? Magari con un bel coltellaccio da cucina! Poveri apostati..

  13. admin Says:

    Poteva. Ma non è successo. E non è stato Geova. Né a punirlo né a premiarlo. Son cose che succedono nella vita. Coraggio. Poveri apostati, davvero. Sapessi com’è triste la mia vita da quando non ho più davanti a me la speranza della resurrezione. (sì, ciao)

  14. Lidia Says:

    ma com’è che qui vengono a dire “poveri apostati”?
    allora ci leggete! siete come noi, di che vi lamentate? 🙂

  15. Simone di Dubai Says:

    “In fabbrica una pressa, ignorando la benedizione di Geova, gli aveva portato via le dita.”

    EPIC!

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