La domenica mattina dormo
In un colpo solo con questo post faccio contente due persone: Giovanni – sì, lo menziono spesso, ma senza di lui e le nostre chiacchierate di Capodanno non avrei mai aperto questo blog – e mia sorella. Giovanni, perché dice che questo doveva essere il titolo del primo post, mia sorella perché mi ha sollecitato qualche giorno fa.
In realtà della predicazione in qualche modo ho già parlato quando vi ho detto di quei cinque anni in cui ho fatto il pioniere. Ma adesso vi racconto un po’ come funzionava l’andare a predicare, che cosa ho fatto, insomma, per 5 anni.
A predicare si va in due. Penso che serva per evitare di lasciarsi convincere dalle persone che si vanno a convertire. Non che non si sia incoraggiati a predicare sempre, anche quando si è da soli, dando così “testimonianza informale”. Però ad un certo punto ci si mette giacca e cravatta – gonna lunga, nel caso delle donne – e si va a predicare.
Ci sono le “comitive” per esempio. Funzionano così: 15 minuti di preparazione alla predicazione, alle 15 o alle 9, e poi tutti a predicare. Così alle 9 e mezza di comincia il “servizio” e si “fanno” un paio d’ore, fino alle 11 e mezza. Se sei un pioniere casomai fai un’ora prima, dalle 8 alle 9, così hai fatto le tue tre ore. In comitiva si provano le presentazioni o fa la scrittura del giorno. Casomai ci si prepara sul libro “Ragioniamo” – titolo completo “Ragioniamo facendo uso delle scritture”, una specie di prontuario che contiene una sezione di presentazioni standard, una sezione di “come rispondere alle obiezioni”, una sezione su “come argomentare”, in caso di questioni sulle quali non si è ferrati, si intende.
A predicare andavamo: per strada, dalle 8 alle 9; di casa in casa, dopo la comitiva – non è vero che i testimoni di Geova vengono all’alba – oddio, la domenica mattina le nove e mezza sono l’alba; a fare visite ulteriori, cioè a rivisitare quelli che avevano mostrato interesse; a fare studi biblici a domicilio; a fare gli “itinerari delle riviste”, che poi sarebbe passare una volta ogni 15 giorni a riportare le riviste a quelli che le leggono – o quantomeno le prendono – regolarmente.
Il problema principale è che tutti sanno che sei testimone di Geova, ma questo non ti salva dal ridicolo di essere un tredicenne in cravatta. Specie quando bussi a casa di un tuo compagno di classe e speri davvero che non sia in casa. L’unica cosa, di queste, che ho sempre fatto poco, sono gli studi biblici a domicilio. Era molto difficile trovare persone che avessero voglia di studiare un’ora a settimana, neanche fosse psicoterapia.
Il punto è che verso i sedici anni ho cominciato a studiare con un mio compagno di classe. Ho fatto una eccezione per lui, ateo: ci andavo da solo. Il problema è che ho preso più cose da lui di quanto sia riuscito a trasferirgliene. Avevo tipo 16 o 17 anni, di sicuro si andava ancora alle superiori. Gli studi biblici erano una cosa basata su dei precisi manuali – “Potete vivere per sempre su una terra paradisiaca” – in genere. Con lui, invece, eccezione, erano più una chiacchierata. E di eccezione in eccezione cominciavo a pensare.
Insomma, non riuscivo a conciliare il fatto che una persona come quella, una persona che non poteva essere malvagia – per il semplice fatto che non lo era e io lo vedevo – dovesse essere distrutta. Così una volta gli dissi – me lo ricordo come se fosse ieri – perché se una frase non ti cambia la vita, sicuramente può contribuire – “io penso che fra dieci anni sarai un testimone di Geova” e lui – di getto – mi rispose: “io penso che fra dieci anni sarai ateo”.
Ecco. Appunto. Ma ci tengo a non dagliela vita del tutto. Dato che non sono riuscito a farlo diventare testimone di Geova, gli farò fare il testimone di nozze.

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February 13th, 2010 at 12:25
oddio, il finale mi ha commosso….!!!
belli, gli amici…
February 13th, 2010 at 12:54
[...] ricredermi: leggete come racconta dei suoi primi passi come convertente ai – poi convertito al di fuori dei – Testimoni [...]
February 13th, 2010 at 14:41
Questo mi ricorda la cosiddetta testimonianza informale che ho provato a dare nel primo anno delle superiori. “Provato” perchè non è durata a lungo.
Ho iniziato portando qualche rivista a chi mi aveva fatto domande. Poi le domande son diventate sempre meno, ma nel contempo anche la mia voglia di eventualmente rispondere. Così in pratica dal secondo anno, che è corrisposto suppergiù al periodo in cui ho iniziato a mancare a qualche adunanza quà e là, rispondere a delle domande sulla “mia” religione era più una seccatura che altro. Dal terzo anno ho smesso completamente di andare alle adunanze e non uscivo più all’ora di religione.
February 13th, 2010 at 15:03
Emidio scrive:
ah si! Me lo ricordo eccome! Salivo dalla spiaggia in pantaloncini e T-shirt di domenica alle 8.30 e due persone in cravatta mi fermano dicendo: “Vorremmo darle un rivista sul senso della vita!” e io, già frate che andavo al mare la mattina presto per nuotare, dissi: “Credo di averlo già trovato… Testimoni di Geova?” e loro un po’ allibiti: “Si!” e io: “Piacere, fra Alberto, buona domenica!”
cose che capitano
February 13th, 2010 at 20:49
La frase finale è bellissima!