Essere e apparire

Una delle cose che dico nella presentazione è che ho la barba. Non è un fatto poi così rilevante, tranne per una cosa: devo decidere cosa farne al matrimonio. Ormai sono diversi anni che la porto, anche se molto corta. Prima portavo il pizzo. Quello l’ho portato quasi sempre, fin da quando ha cominciato a crescermi. Ma per il matrimonio? Pizzo, barba o rasato?

Se fossi ancora un testimone di Geova non ci sarebbe questo problema: sarebbe meglio se fossi rasato. In realtà la cosa non è così categorica. E’ un consiglio. I baffi non sono mai stati contestati, qualche ragazzo porta il pizzo, nessuno la barba.

L’origine di questa consuetudine è davvero difficile da rintracciare. I testimoni di Geova tendono a dare delle indicazioni più o meno precise, a seconda dei soggetti, in merito a vestiti, lunghezza della gonna, aspetto.

Ci sono regole che vanno rispettate solo in sala del Regno durante le adunanze e in predicazione – gli uomini devono portare la giacca e la cravatta, le donne la gonna. Poi ci sono regole che invece valgono sempre: le donne non possono portare gonne corte, né abiti scollati o provocanti. Non si possono fare piercing, se non i buchi alle orecchi – le donne, gli uomini non possono fare neanche quello.

I baffi sono accettati normalmente, invece il pizzo e la barba “danno un aspetto trasandato” (sic!). In realtà io non ricordo di averlo letto da nessuna parte, e per questo era ancora più fastidioso il fatto che ti chiamassero in saletta (poi vi dico che intendo, con questa espressione) perché non ti eri fatto la barba o peggio perché avevi un pizzo seppure curato.

Comunque il ricordo di oggi è questo (è uno, ma i racconti sarebbero molti): non tutti venivano a fare il loro discorsetto quando gli toccava alla Scuola di Ministero Teocratico. Ora, dato che le adunanze non potevano durare meno di quanto programmato si usava fare una sostituzione. Qualcuno si preparava dei discorsetti di sostituzione – sui quali non riceveva suggerimenti, come accadeva invece agli altri.

Io ero nel periodo della prima ribellione. Portavo il pizzo, ma volevo rimanere legato. Volevo dimostrare di potere essere “un bravo fratello” pensando autonomamente e qualche volta anche agendo autonomamente. Così una sera, avevo il pizzo, arrivo in Sala, chiedo al fratello che organizza la scuola se c’è bisogno di una sostituzione, lui mi dice di sì, ma che dato che “non ho fatto in tempo a farmi la barba” non era il caso che la facessi io. Lo potevo fare la volta dopo.

E’ stato l’inizio di una lunga guerriglia – non guerra, badate bene – alla peluria del mio volto da parte degli anziani, che l’hanno sempre osteggiata, commentata, criticata. Alla fine ai miei quattro – ehm, qualcosa di più a dire il vero – peli sono grato. Perché arriva un giorno che ti chiedi quale fastidio possano dare, se non quello di marcare una piccola diversità in un campo di controllabili omologati.

Posted by Emidio Picariello on February 7th, 2010 | Filed in credenze, storia | 6 Comments »


6 Responses to “Essere e apparire”

  1. Thumper Says:

    Io voto per il pizzo…

  2. ponga Says:

    Thumper scrive:

    Io voto per il pizzo…

    pure io

  3. vera-la sposa Says:

    mi sento di intervenire su questa questione così rilevante dicendo che a me vai bene comunque…adoro la tua barba (cioè anche quella)

  4. cecilia Says:

    ma sti anziani non avevano proprio niente da fare poverini!?!??!?!

  5. admin Says:

    un sacco di cose. tipo portare le persone in saletta. sto scrivendo un post sul profilo dell’anziano tipico. una roba che se l’accosti al lavoro di Adorno, quello impallidisce 🙂

  6. Emanuele Cardinali Says:

    Io la barba non me la taglio da anni, se ben ricordo, quindi non posso tifare per il pizzo.
    Comunque, diffidate sempre di chi vi vuole sbarbati!

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