Meglio morto

Una delle storie più interessanti che ricordo di aver sentito – e in parte vissuto – nella mia infanzia e che mi ha maggiormente segnato riguarda una famiglia che viveva dalle parti di Firenze. Non so se è più triste o se fa più arrabbiare, come storia. Comunque il fatto è che questa famiglia aveva due figli adolescenti.

Una sera, il figlio grande, che non aveva ancora 18 anni, venne investito e ucciso da una macchina sotto il portone di casa sua. Chiaramente la cosa sconvolse tutta la comunità, la mia famiglia compresa. Io dovevo essere davvero piccolo perché non ricordo quasi nulla di quella sera.

Ricordo però che la madre di questo ragazzo aveva gli occhi segnati dal pianto, sempre, anche anni dopo. Il lutto per la morte di un figlio, è noto, è un lutto che non si può elaborare. Dura per tutta la vita. Passarono gli anni e l’altro figlio crebbe e si sposò. Divorziò e fu disassociato.

Mi ricordo questa donna che diceva a mia madre che il dolore per la disassociazione del figlio era più grande del dolore per la morte del primo. Perché il primo figlio sarebbe stato risuscitato dopo armaghedon, mentre per il figlio disassociato poteva solo sperare che si pentisse e che rientrasse.

E ricordo che mia madre annuiva condiscendente e raccontava agli altri questa triste ma incoraggiante esperienza della sua sorella in fede. E comunque no, se ve lo state chiedendo: non cambierò il nome del sito in ilmorto.net. Io personalmente resto dell’idea, quanto meno per me, che è meglio disassociato, se permettete.

Posted by Emidio Picariello on January 15th, 2010 | Filed in amici di famiglia, credenze, storia | 6 Comments »


6 Responses to “Meglio morto”

  1. Maurizio Says:

    Non oso darti torto.

  2. latrudy Says:

    E’ veramente un modo di pensare che non riesco a concepire.. una volta, parlando con una TdG le dissi che per me e per come mi avevano insegnato Dio è Amore. Lei mi rispose di no, che non era Amore, ma Giustizia.
    Questa cosa mi ha fatto molto pensare e mi viene in mente spesso, mentre leggo le pagine del tuo blog. Grazie ancora per darci la possibilità di capire.

  3. latrudy Says:

    Ed ovviamente nemmeno io ti do torto! 🙂

  4. riccardo da parigi Says:

    certo a “prenderla sul serio” è agghiacciante.
    Pero’ è anche un comportamento tipico. Chi non c’è non puo’ “sbagliare” e quando ci sono dinamiche di gruppi chiusi sono reazioni tipiche appunto. Si ferma nel granito un comportamento di un certo tempo di chi è morto e chi vive invece chiaramente puo’ evolvere. Chi è morto si cristallizza in istanti ben precisi che normalmente assurgono sempre un’aura mitica e assoluta (e questo quanto più il morto è giovane, ovviamente) mentre chi vive muta e l’io di oggi non è lo stesso di ieri. Mentre i morti non hanno né oggi né domani.

    Per finire in “alleggerimento” poi direi che se invece che TdG fossero stati un gruppo di super-tifosi (è un esempio a caso) sarebbe stato lo stesso.
    Il padre capotifoso del CUCS: “meglio morto che laziale”.
    Mi dirai che non è la stessa cosa. Certo, ma “mutatis mutandis” un approccio “superficiale” (ovvero da battuta) puo’ solidificarsi anche in un rifugio e diventare “pseudo”-serio.

  5. ponga Says:

    Mi permetto di aggiungere qualche particolare al racconto: la comunità era rimasta colpita dall’episodio, perchè si trattava di un ragazzo (più di 18 anni, mi pare avesse 21 o 22 anni) attraente e simpatico, molto conosciuto sia tra i testimoni che nel “mondo”. Nei mesi successivi alla sua morte saltò fuori più di una fidanzatina che lo piangeva. Per farla breve, il suo funerale sembrò quello di un personaggio pubblico, furono aperte le finestre della sala del regno per dar modo a tutti quelli che non erano entrati in sala di assistere al discorso. Molti suoi parenti non testimoni fecero domande su quanto ascoltato e fu data una grande testimonianza. Con le mie piccole orecchie (facevo le elementari, forse la quarta o la quinta) sentii molti commenti, anche da parte della madre e delle altre madri, sul fatto che il ragazzo sarebbe stato disposto a quella morte (e pure felice) sapendo quanta testimonianza aveva potuto dare. In seguito il padre, che prima non lo era, è diventato testimone. Le chiacchiere nella comunità geovista in occasione di questa morte, su quanto fosse bello morire fedeli a geova, su quanta testimonianza fosse stata data, sono tra i ricordi più osceni della mia infanzia.

  6. Francesca Says:

    Incredibile…
    come incredibile è il tuo coraggio!
    Vera, oltre ad essere una persona meravigliosa, ha avuto una grande e meritata fortuna.
    Mi auguro che questo tuo contributo aiuti chi vuole uscirne ma non ne ha il coraggio!

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